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Storia di vicenza

nel 1994 l unesco ha inserito la città di vicenza con il suo centro storico e sedici ville palladiane nella lista del patrimonio mondiale dell umanità. un giusto riconoscimento per una città ricca di storia e di un patrimonio artistico tra i più importanti in italia. alcuni tra questi maestosi monumenti sono ben noti in tutto il mondo: il teatro olimpico la basilica palladiana nell elegante piazza dei signori e villa la rotonda una delle più classiche realizzazioni del grande architetto vicentino di adozione. ma quelli citati sono solo i più celebri siti architettonici di una città ricca di storia che ricambia chi la osserva attentamente con un immagine di rara bellezza. le origini la città di vicenza ha origini remote nel tempo. le testimonianze della presenza dell antico popolo dei veneti successivi agli euganei sono conservate nel museo di santa corona e sono riconducibili ad alcuni secoli avanti cristo: la fondazione della città infatti si situa tra l xi e il vii secolo a.c. quando gli euganei ne posero le fondamenta. in seguito i veneti si allearono con i romani e la città divenne municipium romano denominato vicetia sviluppandosi lungo la via postumia. in questo periodo vicetia si arricchì di templi ville un grande teatro (il teatro berga) ed un acquedotto (lobia). vicetia fu organizzata secondo lo schema del "castrum". il decumano massimo che attraversava la città nel senso ovest est potrebbe identificarsi con l attuale corso palladio ed era intersecato in corrispondenza alle attuali contrà porti e contrà del monte. nel luogo in cui ora sorgono piazze erbe e biade sono stati ritrovati numerosi resti e si presume che lì sorgesse il foro della città. a s ud di esso lungo via ss. apostoli piazzetta s. giuseppe e via del guanto è ben visibile il perimetro di quello che fu il teatro berga e nei sotterranei dei palazzi si notano gli antichi archi dello stesso alcuni dei quali accessibili dall interno di proprietà private. in piazza duomo si trova in ottimo stato di conservazione il criptoportico romano parte di una "domus patrizia". sotto al duomo sono conservati e visitabili i resti di antiche abitazioni e strade. a nord di vicenza in zona lobbia sono visibili i resti degli archi dell antico acquedotto. con il diffondersi del cristianesimo vennero costruite delle grandi chiese la chiesa dei ss. felice e fortunato s. giorgio e l abbazia di s. agostino. vicenza medioevale dopo la caduta dell impero vicetia fu devastata e semidistrutta dai barbari tra i quali attila. si riprese e fu sede di un ducato longobardo divenne poi contea sotto i franchi. anche carlo magno fu tra i visitatori del convento di s. felice. in corrispondenza del governo dei vescovi imperiali che indusse i vicentini a dar vita nel 1164 al libero comune un grande fervore edilizio caratterizzò la città ed è di quel periodo la costruzione della prima cerchia di mura per la difesa del centro urbano. la città divenne centro della signoria di ezzelino iii° di romano detto il tiranno alla sua morte (1259) fu conquistata da padova fino all arrivo (1311) degli scaligeri. e di allora l ampliamento delle mura cittadine così come sono ancora ben visibili in molti angoli della città. nel 1404 dopo un breve dominio dei visconti vicenza entrò nella serenissima repubblica di san marco e vi rimase fino a quando napoleone non decretò la fine della repubblica (1797). il periodo della repubblica veneta fu per la città il periodo della pace e della trasformazione: durante quattro secoli di prosperità operarono a vicenza alcuni dei più grandi artisti del tempo (palladio trissino scamozzi muttoni tiepolo) e la città si arrichì di monumenti che la rendono tutt ora preziosa agli occhi del mondo intero con alcune "gemme" uniche come la stupenda basilica palladiana nello splendido salotto di piazza dei signori. al termine del dominio veneziano vicenza passò dapprima agli austriaci dopo la caduta di napoleone bonaparte (1814) e successivamente al regno lombardo veneto. il rinascimento la profonda trasformazione vissuta da vicenza ebbe cause ben precise. una ristretta cerchia di nobili famiglie di grandi mezzi e cultura fedeli alla serenissima e desiderose di rendere la città degna vicina della grande venezia portarono ad una fioritura delle arti e delle idee che di lì a poco avrebbe dato copiosi e magnifici frutti. superata la fase antica delle signorie gotiche e delle rendite terriere la nuova aristocrazia favorì un grande rinnovo delle forme architettoniche con la costruzione di edifici sempre più maestosi e rinnovati che fecero di vicenza dapprima una sede del rinascimento artistico e poi finalmente del magnifico classicismo palladiano. già verso la metà del 400 si poteva vedere il graduale abbandono dello stile tardo-gotico con la costruzione sulla piazza principale del palazzo della ragione in seguito inglobato dalle logge della splendida basilica palladiana. in quegli anni arrivano a vicenza importanti personaggi artistici come l architetto lorenzo da bologna bernardino da milano e il grande pittore di origine bresciana bartolomeo montagna che a vicenza trascorse quasi tutta la sua vita. all inizio del 500 la guerra tra venezia e la lega santa coinvolse anche vicenza. nel 1516 ci fu il trattato di noyon e nel 1523 l accordo tra lo stato veneto e carlo v che riportò tranquillità e fece addirittura arrivare l imperatore d asburgo a vicenza nel 1532 ospite di alcune famiglie nobili locali. i loro nomi ancora oggi suonano familiari ai vicentini: thiene angaran porto valmarana capra chiericati che si legarono alla costruzione di splendidi palazzi e bellissime ville. l era del palladio nel 1537 giangiorgio trissino noto intellettuale e letterato vicentino che amava lo studio dell antichità volle progettare la propria villa e per questo assunse una squadra di lavoranti e scalpellini dediti agli elementi decorativi. tra di essi ne notò uno in particolare certo andrea di pietro della gondola nato a padova nel 1508 e come parse subito evidente dotato di un notevole talento. trissino lo prese subito sotto la sua ala protettrice dandogli il soprannome classico di "palladio" e portandolo con sè in numerosi viaggi incontri e convegni che lo resero ben presto uomo di mondo e profondo conoscitore delle arti e della cultura. iniziò così la fulgida carriera del grande architetto che ha legato il proprio nome a quello di vicenza in maniera così chiara e indelebile. la sua opera di importanza fondamentale nella storia dell arte e dell architettura moderna fa parte di una apposita sezione del nostro portale. qui preme solo ricordarne l importanza anche storica che diede a vicenza lo slancio socio-culturale per divenire polo di attrazione non solo in italia ma in tutta europa come testimoniano le visite in città di grandi studiosi e viaggiatori da varie nazioni in particolare dall inghilterra dove il palladianesimo ebbe grande fortuna e numerosi fautori. succesivamente alla sua morte avenuta nel 1580 fu l architetto vincenzo scamozzi che ne completò l opera rimasta incompiuta specialmente quella del teatro olimpico uno dei simboli immortali dell arte vicentina. il 600 e il 700 non solo per la città di vicenza ma per tutto il veneto e il nord italia il xvii secolo fu un periodo di appannamento. come testimoniò magistralmente il manzoni ne "i promessi sposi" i confini italiani furono attraversati a più riprese da schiere di soldati stranieri che portarono il germe della pestilenza. terribile fu dopo quella del 1576 l epidemia dell anno 1630 che decimò la popolazione portando con sè ristrettezze e disperazione. vicenza subì un brusco rallentamento nelle attività economiche e sociali. anche le arti ne risentirono e per decenni il panorama cittadino non fu particolarmente attraente. nel secolo successivo tuttavia un rinnovato fervore percorse la vita vicentina: furono costruite nuove chiese importanti palazzi e splendide ville. verso la metà del 1700 nel vicentino si impose l immenso talento pittorico di giovan battista tiepolo il quale proprio nelle signorili dimore beriche trovò terreno fertile per esprimere appieno tutto il suo valore. del 1757 è il ciclo di affreschi di villa valmarana ai nani considerato uno dei più importanti della sua opera e vanno certamente ricordati anche quelli delle ville cordellina di montecchio maggiore e loschi zileri di vicenza. la fine del secolo segna un altra importante svolta storica per la città. nel 1797 viene occupata dalle truppe di napoleone. ceduta agli austriaci dopo la caduta di bonaparte (1814) si ribella alla nuova dominazione nel marzo del 1848. conquistata a caro prezzo una brevissima indipendenza vicenza viene riconquistata dalle truppe del maresciallo raddetzky il 10 giugno del 1848 nel corso di un sanguinoso assedio che rimane negli annali come una delle pagine più tristi della storia vicentina. asserragliati sulle alture di monte berico a difesa dell onore i vicentini dovettero cedere alla soverchiante superiorità del nemico che concesse loro soltanto l onore delle armi. la prima guerra mondiale un evento cruento e terribile come quello che la storia ci ha tramandato sotto il nome di "grande guerra" ha lasciato in terra asiaghese le sue indelebili tracce. tutto il territorio dell altopiano e intriso dei segni di un evento che si e legato indissolubilmente a questi luoghi e alle sue genti. la guerra (1915-1918) interessò da vicino il territorio della provincia vicentina. non toccò la città duramente colpita una trentina d anni dopo dai bombardamenti del secondo conflitto ma fu combattuta sull altopiano di asiago che ne conserva ancora oggi i segni. per il territorio asiaghese fu una guerra devastante: gli scontri tra il nostro esercito e quello austro ungarico causarono la morte di migliaia di uomini che al fronte difesero con la vita la salvezza della patria. nel 1915 il confine passava per il pasubio velo d astico le mandrielle cima della caldiera e monte forcellona: le nostre truppe lo attraversarono per assicurarsi posizioni migliori ma nel 1916 l offensiva nemica le respinse costringedole ad arretrare. la seguente controffensiva restituì il terreno perduto e le posizioni furono sistemate a difesa. le truppe italiane arrivarono a nord est di asiago sul monte ortigara una posizione strategica importantissima poichè permetteva di affacciarsi sulla valsugana nelle retrovie austriache. il 10 giugno del 1917 migliaia di soldati attaccarono riuscendo a conquistare gran parte della montagna fino al passo dell agnella: fu uno scontro terribile che richiese il sacrificio di moltissime vite umane. il 25 giugno gli austriaci risposero violentemente all attacco approfittando del fatto che le nostre truppe a sud non erano riuscite ad avanzare. l ortigara fu da allora tristemente noto come il "calvario degli alpini". un anno dopo la vi armata rinforzata dalle truppe inglesi e francesi difese le linee fra l astico e il brenta. il cinema e la letteratura a decenni di distanza ci hanno restituito solo in parte l atmosfera cruda e drammatica dei sacrifici e delle perdite dei giovani soldati che diedero la loro vita per la patria: decine di migliaia di loro vissero in condizioni disumane e morirono sui monti e nelle valli dell altopiano. ad asiago nel 1934 fu eretto un sacrario militare per custodire la memoria dei quasi 50.000 caduti di entrambe le parti durante il conflitto: oltre 32.000 di essi sono ignoti. un piccolo museo che raccoglie le immagini e i documenti del periodo si trova annesso al sacrario. i luoghi che oggi fanno da sfondo per gite e camminate dei vacanzieri e dei turisti della domenica sono ancora segnati da chilometri di strade militari rifugi scavati nella roccia e trincee. la guerra segnò non solo le terre ma soprattutto le genti dell altopiano che furono costretti a lasciare la propria terra come profughi. al ritorno iniziò la lenta opera di ricostruzione ma la povertà era sovrana e molti dovettero ancora emigrare alla ricerca di un lavoro. nacque allora un usanza singolare e molto pericolosa che divenne un vero e proprio modo di guadagnarsi da vivere in tempi difficili il mestiere del ìrecuperante". immortalato nei romanzi dello scrittore asiaghese mario rigoni stern questo lavoro consisteva nella ricerca di residuati bellici l unica ìricchezza" di quel momento disseminati a migliaia tra le rocce e sotto terra. purtroppo però non si trattava di un lavoro tranquillo: molti morirono per lo scoppio di ordigni ancora attivi e molti altri subirono lesioni gravissime e invalidanti. a queste vittime è dedicato il capitello del recuperante sulla strada che si percorre da roana per giungere in val d assa nella zona dei graffiti. se trenta anni prima la città rimase pressochè intatta con lo scoppio della seconda guerra mondiale vicenza fu invece colpita duramente con terribili bombardamenti che causarono la morte di molti civili e la distruzione di molti monumenti. due di queste incursioni in particolare furono disastrose per la città: quella del 14 maggio 1944 e quella del 18 marzo 1945 con ingentissimi danni al patrimonio artistico. fu il duomo a subire i danni maggiori ma lunghissimo era l elenco di tutte le strutture colpite. i giorni nostri dopo la fine della guerra iniziò la ricostruzione. furono riparati gli incalcolabili danni del conflitto e lentamente tornò a rivivere e a rifiorire anche la vita civile. fu a partire dal dopoguerra grazie ad una preziosa sinergia di laboriosità imprenditorialità e spirito innovativo che vicenza assieme a tutta la sua vasta e operosa provincia si rese protagonista di un notevole sviluppo economico portandosi in breve tempo ai massimi livelli nazionali quanto a produzione di ricchezza e benessere. il cosiddetto "miracolo italiano" che caratterizzò le cronache a cavallo degli anni 50 e 60 si tradusse ben presto nel fenomeno che oggi può a ragione definirsi "il modello vicentino". questo importante processo di sviluppo economico oggi riconosciuto dal mondo intero e capace da solo di fare da traino a interi settori dell economia nazionale ha portato ad una inversione di tendenza rispetto al passato. quella che un tempo fu terra di emigrazione di povera gente che lasciava la propria casa con la valigia di cartone legata con lo spago alla ricerca di fortuna e di lavoro ora vede invece l immigrazione di migliaia di persone provenienti da molti paesi del mondo e dalle stesse regioni meridionali italiane alla ricerca di un lavoro stabile e remunerativo. segno tangibile dei tempi che sono cambiati oggi vicenza accoglie le migliaia di immigrati di ogni etnia e nazionalità forte della sua enorme capacità industriale e produttiva e offre loro non solo un lavoro ma anche un alloggio e una nuova possibilità di vita in un ambiente sereno e cordiale. fenomeno recentissimo e paradossale è poi quello che vede la difficoltà degli stessi imprenditori di alcuni comparti nel reperire la forza lavoro necessaria alla realizzazione dei manufatti segno indiscutibile di un economia quanto mai vivace e produttiva. oggi vicenza pur consapevole di un passato vissuto per lunghi tratti quasi in sordina può con orgoglio definirsi città ricca e aperta protagonista principale della vita economica e sociale italiana. - descritto da: Residence La Mason

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