il b&b / residence dimora del viaggiatore si trova a 5 minuti dalla fiera di verona e a 5 minuti dall ospedale policlinico borgo roma, e in una manciata di minuti in auto raggiungerete il centro della città di verona: piazza brà, l arena di verona, il balcone di giulietta e romeo, via mazzini sono delle mete che distano meno di 10 minuti dal nostro residence. la dimora del viaggiatore è inoltre molto vicina a negozi, bar, pizzerie, alla fermata dell autobus ed al grande centro commerciale verona 1 galassia . sarete molto comodi alle tangenziali e autostrade per tutte le direzioni e all aeroporto valerio catullo di villafranca!
casello autostradale vr nord km 12,1 16 min clicca e vedi mappa
casello autostradale vr sud km 4,7 11 min clicca e vedi mappa **** uscita consigliata ****
casello autostradale vr est km 10,2 12 min clicca e vedi mappa
aereoporto valerio catullo km 11,2 16 min clicca e vedi mappa
stazione verona porta nuova km 4,2 7 min clicca e vedi mappa
centro di verona piazza brà arena di verona km5,2 9 min clicca e vedi mappa
fiiera di verona km 3,2 5 min clicca e vedi mappa
ospedale policlinico borgo roma km 2,3 5 min clicca e vedi mappa
a richiesta la nostra struttura mette a disposizione delle smart per 2 persone con navigatore satellitare.
servizio taxi navetta su richiesta
Verona - verona - veneto
la dimora del viaggiatore è situata a verona a pochi minuti dal centro la città offre ai propri visitatori una ricca scelta di mete culturali tutte ad alto indice di emozione nelle pagine sottostanti troverete alcune delle mete più ambite per chi si appresta a visitare il capoluogo scaligero
arena di verona
il monumento – simbolo della città – deve il suo nome al toponimo latino che indica la sabbia che ne ricopriva la platea. è il terzo anfiteatro romano per dimensioni (dopo il colosseo e l anfiteatro di capua) giunto in buono stato conservativo fino ai giorni nostri. i romani lo costruirono nella prima metà del i sec. d.c. per ospitare gli spettacoli di cui erano particolarmente appassionati: i combattimenti fra gladiatori e le cacce agli animali feroci ed esotici. eretto all esterno delle mura cittadine (per poterlo rendere più facilmente raggiungibile dalle zone limitrofe e per tenere fuori dall abitato una possibile fonte di affollamento e violenze) l edificio è stato costruito mantenendo l orientamento dei suoi assi e dei sistemi di drenaggio delle acque rispetto al reticolo viario urbano dell epoca romana. l arena venne utilizzata per secoli come fonte di materiale edilizio di reimpiego nella costruzione di successivi edifici cittadini: questa è la causa principale della sua attuale incompletezza. a farne pesantemente le spese è stato l anello di cinta esterno già intaccato nel vi sec poi distrutto dal terremoto del xii sec. tale anello era costituito da un triplo ordine di arcate sovrapposte in stile architettonico tuscanico ed era fatto interamente di pietra calcarea della valpolicella bianca e rosata. lavorato a bugnato l altezza complessiva era di circa 31 metri. oggi del rivestimento esterno rimane solo una piccola porzione la cosiddetta “ala” di quattro campate. si conserva pressoché integro invece l anello interno a due ordini di 72 arcate in pietra che formano un ellisse di circa 140x110 metri. all interno dalla platea si alzano le gradinate con 44 serie di posti raggiungibili dai 64 “vomitatoria” disposti su quattro piani (cui s accedeva tramite un sistema complesso di scale). la cavea e la platea sono state restaurate in epoca moderna. sotto il monumento sono state ritrovate tracce di un complesso sistema di impianti idraulici per mezzo dei quali si introduceva l acqua per i giochi acquatici e si provvedeva alla pulizia dell anfiteatro. della ricca decorazione scultorea di cui sicuramente era dotato l edificio rimane poco. i reperti più importanti sono conservati al museo civico archeologico. l arena fu sempre utilizzata per manifestazioni spettacolari. dopo i giochi del periodo romano nel medioevo e fino a metà del xviii sec. vi si tenevano giostre e tornei. dal 1913 l arena è diventata sede del più importante teatro lirico all aperto del mondo con la possibilità di offrire fino a 22.000 posti (in epoca romana si suppone si arrivasse a circa 30.000 posti). l enorme spazio del palcoscenico consente durante il periodo estivo l allestimento di una stagione lirica caratterizzata anche da rappresentazioni grandiose con particolare rilievo per le opere verdiane. fiore all occhiello della lirica all arena sono i colossali allestimenti per l aida.
anfiteatro arena
piazza bra
tel. 045.8003204
orario di visita
da martedì a domenica ore 9-19 (chiusura cassa ore 18.30). chiuso il lunedì
durante la stagione lirica nei giorni di rappresentazione orario 9-15.30
informazioni stagione lirica
ufficio stampa fondazione arena di verona: tel. 045.8051861
biglietteria: tel. 045.8005151; fax 045.8013287
www.arena.it
arena piazza bra
piazza bra
il nome della piazza è dato dalla contrazione di braida toponimo derivato probabilmente dal tedesco “breit” (=largo). corrispondente all invaso intorno all arena dalla metà del xii sec. (momento in cui la zona fu compresa nella cinta muraria cittadina) vi si tenne un grande mercato di legname fieno e bestiame che nel 1633 venne trasformato in grande fiera delle merci con più di 250 espositori dei prodotti più diversi. interrotta e ripresa in varie occasioni nel xviii e xix sec nel 1897 la “fiera dei cavalli” venne inaugurata nella nuova sede (primo nucleo dell ente autonomo fiere di verona). la piazza incominciò a definirsi intorno alla prima metà del ‘500 quando michele sanmicheli costruì il palazzo degli honorii (palazzo guastaverza) e cominciò a delineare il profilo della zona. solo dopo la lastricazione del “liston” (largo marciapiede in marmo rosa della valpolicella materiale che caratterizza col suo colore molte costruzioni di verona) nel 1770 – 1782 piazza bra divenne il luogo di passeggio preferito dai cittadini. ancor oggi dopo la sistemazione a giardino della parte centrale della piazza (1878) il lato più animato è proprio quello del “liston“ dove si affacciano palazzi che risalgono al xvi-xviii sec. sotto cui si aprono le vetrine di numerosi bar e ristoranti.
sempre nella piazza si trovano i portoni della bra due arcate merlate fatte costruire alla fine del xiv sec. da gian galeazzo visconti a ridosso della cittadella di cui rimane la torre pentagona. accanto si trova il museo lapidario maffeiano.
teatro filarmonico
il teatro filarmonico costruito nella prima metà del ‘700 per volere dell accademia filarmonica (associazione di appassionati di musica istituita nel 1543); progettato da francesco galli bibiena venne quasi completamente distrutto da un incendio nel 1749 ma fu subito ristrutturato secondo i disegni originali. dopo la nuova distruzione dovuta a un bombardamento nel 1945 è stato nuovamente ricostruito nel dopoguerra. gestito da due secoli dall accademia vi sono state rappresentate oltre 500 edizioni di opere liriche cui bisogna aggiungere gli spettacoli di danza e di prosa i concerti le conferenze e le manifestazioni di vario genere che hanno portato nelle sale del teatro le personalità più illustri dell arte della cultura e della politica oltre ovviamente ai cantanti e agli attori più famosi;
il palazzo della gran guardia
pensato per permettere di passare in rivista le truppe al coperto anche nei giorni di maltempo; iniziato nel 1610 da domenico curtoni (parente e discepolo di michele sanmicheli) i lavori rimasero sospesi per mancanza di fondi e vennero completati intorno alla metà del xix sec. da giuseppe barbieri. il piano inferiore è a bugnato (molte pietre provengono dall arena) e presenta un portico a tredici arcate; sul piano nobile si aprono alcuni finestroni separati da colonne binate con frontespizi triangolari e curvilinei alternati;
palazzo barbieri
palazzo barbieri (della gran guardia nuova o del municipio) costruito nella prima metà dell 800 dall ing. giuseppe barbieri come sede della guardia civica austriaca è un grande edificio neoclassico ispirato alle forme degli antichi templi romani (presenta un colonnato e un pronao corinzi e un grande frontone triangolare). all interno sono conservate due grandi tele di paolo farinati e felice brusasorci che illustrano episodi della storia di verona. dal 1869 è sede municipale.
castelvecchio
maniero scaligero voluto da cangrande ii fu costruito nel 1354-57 su preesistenti fortificazioni. aveva funzione di residenza signorile ma anche di presidio difensivo sia verso attacchi dalla città sia verso il ponte che consentiva il collegamento con la strada per il tirolo. presenta due nuclei divisi da un tratto delle mura duecentesche e sette torri perimetrali; il nucleo di destra racchiude il cortile maggiore con la piazza d armi; il nucleo di sinistra era la vera e propria reggia scaligera con cortile più stretto e doppia cinta muraria. al centro l alta torre del mastio (1375) da cui si accede al ponte scaligero sull adige. dopo la caduta degli scaligeri fu utilizzato come deposito d armi dai veneziani e nel ‘700 ospitò l accademia militare della serenissima; in seguito sotto il dominio francese e quello austriaco venne utilizzato come caserma. nel 1923 fu avviato un radicale restauro che smantellò i caratteri militari del monumento con l inserimento di elementi architettonici tardogotici e rinascimentali di reimpiego e il ripristino delle merlature e delle coperture delle torri (eliminate in epoca napoleonica). nel 1928 diventò sede del museo di castelvecchio. nel 1943 ospitò l assemblea che diede vita alla repubblica di salò e vi fu celebrato il processo che condannò a morte i gerarchi fascisti che avevano deposto mussolini (fra cui il genero di questi galeazzo ciano). danneggiato dai bombardamenti rimase vuoto per una decina d anni. nel 1957 l arch. carlo scarpa e il direttore del museo licisco magagnato avviarono una radicale opera di ristrutturazione e riallestimento museale; i lavori terminati nel 1964 riportarono alla luce l antica porta del morbio che si apriva nella cinta muraria del xii sec.
museo di castelvecchio
ospitato in castelvecchio è articolato in 29 sale che espongono opere d arte dall epoca paleocristiana al ‘700. il percorso inizia al pianoterra dell ala napoleonica con la galleria delle sculture. nella prima sala sono esposte sculture rilievi ed epigrafi veronesi del periodo altomedievale e romanico (tra cui spicca l arca dei ss. giovanni e bacco sarcofago romanico del 1179 decorato con ricchi bassorilievi) cui si aggiungono reperti d oreficeria longobarda. seguono le sale dedicate alla scultura veronese della prima metà del xiv sec. tra cui le grandi statue (originariamente policrome in tufo locale) attribuite all ambito del maestro di s. anastasia il maggiore scultore veronese del ‘300 (notevoli la statua di s. cecilia lo svenimento della vergine e la drammatica crocifissione). nell ultima sala della galleria delle sculture sono esposte opere del xv sec. nelle prime sale della reggia scaligera sono conservati affreschi e pitture trecentesche di scuola veronese nonché esempi di scultura di oreficeria e gioielleria veneziane della metà del ‘300 e il corredo funebre di cangrande i; l opera fondamentale di questa sezione è il polittico della ss. trinità (1360) di turone. seguono le sale che espongono opere del periodo tardogotico; i dipinti più importanti sono la madonna del roseto (1425 circa) attribuita a stefano da zevio e la coeva madonna della quaglia opera giovanile di pisanello. notevoli sono anche la tavola s. girolamo penitente di jacopo bellini il polittico dell aquila di giovanni badile la morte della vergine di michele giambono e il grandioso crocefisso di jacopo bellini.
una delle sale di questa sezione è stata dedicata a un gruppo di quadri fiamminghi del xvi e xvii sec. fra cui un ritratto di epoca giovanile di rubens.
al piano superiore della galleria della reggia le prime sale offrono una serie di opere di pittura veneta della fine del xv sec. e del primo xvi sec. in cui prevale il tema della madonna con bambino; i dipinti più importanti sono quelli di giovanni bellini francesco bonsignori e nicolò giolfino. seguono le opere di pittori veronesi fra cui domenico e francesco morone liberale da verona e giovanni maria falconetto.
nella sala della torre del mastio sono conservate la sacra famiglia con una santa di andrea mantenga il dipinto madonna con bambino di domenico morone la madonna della passione di carlo crivelli e la madonna del ventaglio di francesco benaglio. sotto la torre è conservata una raccolta di armi antiche di varia provenienza (sec. xiv-xviii) e il ritratto di pase guarienti variamente attribuito a domenico brusasorci paolo veronese e battista del moro.
nei pressi della torre del mastio si può ammirare la statua equestre di cangrande i della scala capolavoro della scultura trecentesca proveniente dall area delle arche scaligere presso la chiesa di s. maria antica.
le sale del piano superiore dell ala napoleonica sono dedicate alla pittura dal xvi al xviii sec. prevalentemente veronese. vi sono esposti i monumentali dipinti di paolo morando detto il cavazzola tele di giovan francesco caroto (curioso il suo fanciullo con disegno di un pupazzo) di girolamo dai libri (fra cui il popolare presepe dei conigli) e del moretto (ritratto di fra gerolamo savonarola). la sala più importante della sezione è quella che espone le opere di paolo caliari detto il veronese (deposizione e storie di ester) insieme a dipinti del tintoretto e di giovan battista zelotti. le sale successive mostrano il passaggio della pittura veronese dal manierismo al barocco: vi si possono osservare dipinti di paolo farinati di domenico e felice brusasorci di pasquale ottino. al ‘600 veronese e veneto appartengono le opere di marcantonio bassetti di alessandro turchi (l orbetto) di pasquale ottino di bernardo strozzi di francesco maffei di claudio ridolfi di pietro ricchi e di dionisio guerri. nell ultima sala dedicata al ‘700 sono esposti i dipinti di luca giordano di giambattista e giandomenico tiepolo di antonio balestra di sebastiano ricci di francesco guardi e di pietro longhi.
museo di castelvecchio
corso castelvecchio 2
tel. 045.594734
fax 045. 8019729
e-mail: castelvecchio@comune.verona.it – www.comune.verona.it/castelvecchio/cvsito/index.htm
orario d apertura
da martedì a domenica ore 8.30 -19.30
il lunedì dalle 13.45 alle 19.30
arco dei gavi
sul lato destro di castelvecchio in una piccola area verde affacciata sull adige si erge questa costruzione del i sec. d.c. dell architetto romano lucio vitruvio cerdone; la firma dell autore sul monumento fenomeno molto raro in età classica è uno degli aspetti che hanno reso famoso l arco che fu costruito per celebrare una delle famiglie più importanti della verona romana la gens gavia. in origine era posto sulla via postumia poco distante dall attuale torre dell orologio (la collocazione originaria è riconoscibile per la segnalazione sul selciato della posizione delle basi dei pilastri). nel medioevo l arco compreso tra le mura scaligere e la torre fu usato come porta urbica. nel ‘500 vi furono addossate delle costruzioni e vi si insediarono alcune botteghe. nel 1805 durante l occupazione napoleonica i francesi ne decisero la demolizione perché ritenevano l arco d intralcio al traffico (soprattutto militare). le pietre del monumento vennero prima spostate in piazza cittadella poi vennero trasferite presso l arena. fu ricomposto nel 1932 con i blocchi originali.
in calcare bianco locale presenta una struttura a quattro fronti i cui due principali erano rivolti verso la via postumia. l arco è ad unico fornice incorniciato da colonne corinzie (le cui basi sono decorate con bassorilievi vegetali) e da un timpano triangolare; il soffitto interno è a cassettoni e presenta una testa di medusa. nelle nicchie sui frontoni principali si trovavano statue raffiguranti alcuni membri della famiglia dei gavi con relative iscrizioni (ora andate perdute). sotto l arco è stato posto un tratto di strada romana in basalto nero che reca i segni del passaggio di carri
s. lorenzo
chiesa romanica dell inizio del xii sec. fu costruita sul luogo di una precedente basilica paleocristiana (frammenti di decorazioni nel cortile d accesso). subì pesanti interventi di restauro nel 1877 e nel secondo dopoguerra.
l edificio presenta il tipico paramento delle costruzioni romaniche veronesi a fasce alternate di tufo giallo-ocra e mattoni rossi con alcuni filari di ciottoli disposti a spina di pesce. la facciata è compresa fra due insolite torri scalari cilindriche attraverso le quali si aveva accesso ai matronei. il protiro pensile e il campanile (ricostruito in epoca recente) risalgono alla seconda metà del xv sec.
l interno è a tre navate; sopra quelle laterali si trovano i matronei con logge che si affacciano sulla navata centrale.
sull altare maggiore è posto il dipinto madonna con bambino che appare ai santi di domenico brusasorci (1566). notevoli i frammenti di affreschi del xiii e xiv sec. raffiguranti angeli e santi e nella cappella della navata sinistra il david di nicolò giolfino.
l ingresso per visite turistiche è a pagamento. è possibile acquistare il biglietto per la visita alla singola chiesa o un biglietto cumulativo per le cinque chiese di s. zeno maggiore s. anastasia s. lorenzo s. fermo maggiore e il duomo (cattedrale di s. maria matricolare).
orari di visita
feriali ore 10-18; festivi ore 13-18
(le visite sono sospese durante le funzioni religiose).
per informazioni e prenotazione visite guidate
associazione “chiese vive”
corte s. elena – piazza duomo 35
tel./fax 045.592813
www.veronatuttintorno.it/chiesevive/
chiesa dei ss. apostoli e sacello delle ss. teuteria e tosca
la chiesa dei ss. apostoli è di fondazione paleocristiana ma fu ricostruita nella prima metà del xii sec. più volte rimaneggiata fino al xviii sec. e infine ricostruita dopo l ultima guerra.
della costruzione romanica rimangono i muri esterni le absidi e il campanile.
l interno totalmente rimaneggiato è stato ridotto da tre ad una navata nel ‘500. vi sono conservate la pala s. agostino in meditazione di alessandro turchi (l orbetto) e il dipinto adorazione dei magi di felice brusasorci.
dalla sagrestia (affreschi del xii e xiii sec.) si accede alla chiesetta seminterrata di ss. teuteria e tosca.
la leggenda narra che tosca sorella di s. procolo si era ritirata in preghiera e meditazione in un luogo solitario di verona. qui fu raggiunta da teuteria figlia del re d inghilterra che sfuggiva alle insidie di osvaldo pretendente indesiderato; per difendersi dai sicari dell uomo le due donne si rifugiarono in una grotta la cui imboccatura venne chiusa per miracolo da spesse ragnatele mettendo le due vergini al sicuro. le due vissero insieme per il resto della vita e morirono nel 263 (osvaldo nel frattempo grazie alle preghiere di teuteria si era convertito e fu poi fatto santo). il culto di teuteria risale all alto medioevo mentre quello di tosca appare nel xii sec. ma nessuna delle due ebbe una particolare officiatura.
la chiesa venne consacrata nel 751 ma un edificio preesistente è attestato fin dal v sec. nel 1160 fu riconsacrata quando vennero trovati i presunti corpi delle due sante poi posti in un arca di marmo. la chiesa ha subito pesanti modifiche nel xiv xvi e xviii sec. l edificio a croce greca con la parte centrale sopraelevata assunse una pianta pressoché quadrata quando nel xiv sec. divenuta cappella sepolcrale della famiglia bevilacqua i muri vennero prolungati per dare giusta collocazione alle tombe; più tardi vennero anche rinnovate le pavimentazioni l altare maggiore e le finestre sui muri (ora in parte originali a strombatura in parte quelle ogivali del ‘700).
i restauri del 1913 ripristinarono parte delle strutture originarie. in questa stessa occasione la riesumazione dei corpi delle sante portò alla luce i resti di due individui di sesso diverso; ciò insieme al rinvenimento di mosaici pavimentali romani del iv sec. (disegni geometrici a tessere di marmo rosso giallo bianco e nero) di monete del iii e iv sec e di altri resti di corpi umani ha portato a formulare l ipotesi che l edificio precedente la costruzione della chiesa fosse in origine una tomba romana (in tutta la zona sorgevano fra l altro numerose costruzioni sepolcrali).
all interno della chiesa sopra l altare settecentesco si trova l arca di ss. teuteria e tosca. la cassa in marmo rosso è del xii sec. mentre le sculture in marmo grigio inserite nella parte frontale sono state aggiunte nel xv sec. a destra dell altare si trova la tomba di francesco bevilacqua consigliere di cangrande ii il primo della famiglia ad esser sepolto qui nel 1368. non si conosce l autore di quest arca di marmo trecentesca anche se sono evidenti influenze lombarde. di fronte è posta l arca in marmo bianco dedicata a tre fratelli bevilacqua del xvi sec. l urna a forma di cassapanca cinquecentesca riporta le figure scolpite delle tre virtù teologali. in un angolo della chiesa si trova la grande vasca battesimale in un unico blocco marmoreo del xiii sec.; di dimensioni notevoli atte all antico uso del battesimo per immersione la tradizione vuole che in questa fonte sia stata battezzata beata maddalena di canossa.
porta borsari
il nome ha origine bassomedievale e deriva dai bursarii che qui all epoca riscuotevano i dazi vescovili. in epoca romana era chiamata porta iovia nome che le veniva dalla presenza di un tempio dedicato a giove posto appena fuori della porta (i cui resti sono visibili nei giardini del cimitero monumentale). aperta probabilmente nel i sec. a.c. sulla via postumia (che nel tratto urbano costituiva il decumano massimo) e rinnovata nel i sec. d.c. era l ingresso principale della città e la sua funzione di rappresentanza era sottolineata da ricche decorazioni ornamentali.
porta borsari era un edificio con corte centrale e doppi passaggi nelle facciate. di tale costruzione resta solo la facciata esterna in calcare bianco locale con due fornici inquadrati da edicole e sormontati da due ordini di finestre sei delle quali incorniciate da fini decorazioni. sull architrave sopra i fornici l imperatore gallieno fece incidere un iscrizione che ricordasse la ricostruzione nel 265 d.c. della cinta muraria urbana (in realtà il suo fu un intervento di ripristino e ampliamento non di ricostruzione).
piazza delle erbe
la piazza ricalca l impianto dell antico foro romano e per secoli è stata il centro della vita politica ed economica della città. la zona centrale (il cosiddetto “toloneo“) è ancor oggi animata da un colorato mercato. tra le bancarelle con ombrelloni bianchi si ergono colonne e monumenti. provenendo da corso mazzini si trovano: la colonna del mercato (1401) sormontata da un edicola gotica (nelle cui nicchie sono scolpite figure a soggetto religioso aggiunte nel 1930) e voluta da gian galeazzo visconti per esporre le insegne della sua signoria reca su gradini e pilastri misure commerciali veronesi; la cinquecentesca berlina o capitello baldacchino in marmo a pianta quadrata sotto cui sedevano i podestà alla cerimonia d insediamento; la fontana di madonna verona (fatta erigere nel 1368 da cansignorio) che presenta vasca e stelo ornati da teste in rilievo e figure simboliche (opera forse di bonino da campione) ed è sormontata dalla figura di madonna verona statua romana del i sec. d.c. (le cui parti mancanti di testa e braccia furono fatte completare da cansignorio al momento della realizzazione della fontana); la colonna di san marco del 1523 in marmo bianco sulla cui sommità fu issato il leone simbolo della repubblica di venezia (distrutto dai francesi l attuale è del 1886).
la piazza è incorniciata da palazzi ed edifici che hanno segnato la storia di verona. sempre provenendo da corso mazzini all angolo sud-est della piazza si può osservare una serie di edifici che conservano ancora le linee strutturali delle case-torri d età comunale residuo dell antico ghetto. segue poi la domus mercatorum (casa dei mercanti) fatta costruire nel 1301 da alberto i della scala; il palazzo presenta un portico retto da colonne e pilastri ampie bifore e merlatura; nell 800 una ristrutturazione ne alterò le originarie forme romaniche e l edificio divenne sede della camera di commercio.
seguono una serie di case rinascimentali su cui s innalza la torre del gardello merlata e in mattoni fatta erigere da cansignorio nel 1370 per collocarvi il più antico orologio a campana di verona.
di fianco alla torre si trova palazzo maffei: imponente edificio del 1668 in forme tardo-barocche è dotato di terrazza (in origine con giardino pensile) con balaustra ornata da 6 statue di divinità pagane (ercole giove venere mercurio apollo e minerva).
alla destra della piazza si trovano le cinquecentesche case dei mazzanti (un tempo domus blandorum scaligera che nel xiv al pianoterra ospitava botteghe e abitazioni private mentre il piano superiore era adibito a granaio) unite da portico; le facciate sulla piazza e su corso s. anastasia sono state riccamente affrescate da alberto cavalli nella prima metà del ‘500.
l ultimo tratto della piazza presenta il retro della domus nova e il prospetto laterale neoclassico del palazzo del comune (o della ragione) in mezzo ai quali è appoggiato l arco della costa (così chiamato per la presenza dalla metà del ‘700 di una costola di balena che pende dalla volta) da cui ci si immette in piazza dei signori. sulle due piazze svetta la torre dei lamberti (ingresso dal cortile del palazzo del comune).
piazza dei signori
originata dallo sviluppo dei palazzi in cui si decideva la vita politica e amministrativa soprattutto del periodo scaligero la piazza è circondata da edifici monumentali collegati fra loro da portici e arcate quasi a creare una specie di corte interna. al centro della piazza di trova il monumento a dante (1865) statua di 3 metri in marmo bianco di carrara eretta in occasione delle celebrazioni del sesto centenario della nascita del poeta che presso la corte di cangrande trovò il suo primo rifugio dopo l esilio da firenze.
entrando dall arco della costa partendo dal lato destro della piazza si possono osservare:
- il palazzo del comune o della ragione costruito alla fine del xii sec. fu sede del comune della pretura e della corte d assise (1875). durante il dominio veneziano fu sede del tribunale delle carceri e del collegio dei notai di uffici e depositi commerciali del granaio pubblico e altro ancora. l ala del palazzo su piazza delle erbe passò a proprietari privati che ne adibirono i vani ad abitazioni e attività commerciali. varie sono state le manomissioni subite dall edificio durante i secoli fino al restauro e alla riqualificazione operati nell 800 con cui si tentò di recuperare le strutture originarie (intenzione non sempre riuscita; l intervento operato da giuseppe barbieri sulla facciata su piazza delle erbe cancellò definitivamente le tracce della muraglia in cotto e tufo). il palazzo ha pianta quadrata e in origine presentava 4 torri angolari (ne restano solo due delle altre sono presenti tracce nelle strutture interne del palazzo). la struttura romanica è ancora riconoscibile (facciata di cotto e tufo alternati con trifore e coronamento ad archetti) nonostante la parziale copertura rinascimentale del 1524. all interno è ben conservato il cortile del mercato vecchio cinto da un portico su pilastri sormontato da trifore romaniche con paramento a bande rosse e bianche alternate. sulla destra del cortile è appoggiata la scala della ragione gioiello tardogotico del xv sec.;
- una delle torri superstiti del palazzo del comune è la torre dei lamberti unica torre privata di verona eretta dalla famiglia dei lamberti (di cui non si conosce praticamente nulla) nel 1172 in tufo e cotto. nel 1448-64 vennero operati lavori di restauro e di ulteriore innalzamento della costruzione che raggiunse gli attuali 84 metri. alla fine del ‘700 le fu applicato un grande orologio. nel 1295 vi furono collocate due campane: la marangona suonava l ora della fine del lavoro per gli artigiani e dava l allarme in caso d incendi mentre il rengo radunava il consiglio comunale richiamava i cittadini alle armi in caso di pericolo per la città. la torre è accessibile dal cortile del palazzo del comune; dalla sommità (raggiungibile con le scale e con l ascensore) si gode uno spettacolare panorama del centro storico cittadino;
- il palazzo del capitanio o del tribunale (o ancora di cansignorio) residenza scaligera già dal xiii sec. e ricostruito da cansignorio nella seconda metà del xiv sec.; la costruzione (nata in realtà su un complesso di edifici di epoche e con destinazioni d uso diverse di cui reca ancora le tracce) fu ristrutturata alla fine dell 800 per accogliere gli uffici giudiziari. il palazzo presenta un massiccio torrione scaligero un bel portale di michele sanmicheli un cortile centrale del xv sec. chiuso e delimitato da una loggia a tre ordini con portico; da ricordare anche la porta dei bombardieri del xvii sec.;
- il palazzo del governo o della prefettura (o anche di cangrande) fu costruito all inizio del xiv sec. ma venne più volte rimaneggiato; l ultimo restauro del 1929-30 ha tentato di restituirgli (attraverso abbattimenti di parti di epoche diverse il ripristino della merlatura e l inserimento di elementi architettonici consoni) le strutture medievali di cui rimanevano significativi esempi nel cortile. anche questo palazzo è in realtà un complesso di diversi fabbricati sviluppato intorno a una corte interna rettangolare con loggia a due ordini con portico edificata nel xiv sec. da cansignorio; le pareti delle stanze della loggia erano completamente coperte dai dipinti di jacopo avanzi e altichiero (i due massimi pittori veronesi del ‘300). dei gruppi di affreschi dei due autori è stato trovato solo il partimento di medaglie dell altichiero staccato nel 1967 restaurato e ora conservato presso il museo degli affreschi. nel 1533 il podestà veneziano (che qui aveva la sua sede) commissionò a michele sanmicheli il portale dell ingresso sulla piazza fatto a somiglianza dell arco dei gavi. centro fondamentale della cultura trecentesca a verona grazie al mecenatismo della famiglia della scala vi furono ospiti dante e giotto.
- la loggia del consiglio (o loggia di fra giocondo per un erronea attribuzione al celebre architetto veronese) fu eretta nel 1476-93 per volere dei maggiorenti del comune di verona come sede delle riunioni del consiglio cittadino (in realtà istituzione formale perché il dominio veneziano impediva ogni forma reale d autonomia). nell 800 la loggia fu provvisoriamente adibita a pinacoteca civica e per adattarla meglio a tale funzione subì pesanti rifacimenti nel 1820-38 e nel 1870-74 che alterarono gli interni (pavimenti soffitti e decorazioni pittoriche vennero rifatti) mentre l edificio veniva riempito di medaglioni e busti celebrativi di personaggi veronesi (la protomoteca istituita nel 1810 e costituita da 110 immagini scolpite ora conservate presso la biblioteca civica). la facciata è opera di artisti umanisti veronesi mentre la decorazione pittorica che ne ricopriva l intera superficie (quella attuale è frutto dell intervento del 1870) è di maestri comacini. presenta un portico a otto arcate a tutto sesto mentre sul piano nobile si aprono quattro ampie bifore (frontoni e paraste scolpite). sulla sommità del palazzo si trovano le statue di illustri personaggi della verona romana (catullo plinio emilio macro vitruvio e cornelio nepote) di alberto da milano. all interno delle sale della loggia sono conservati alcuni dipinti commissionati dal consiglio nel xvi sec.; altre tele del ‘500 e ‘600 furono trasferite a palazzo barbieri o andarono distrutte. della metà del ‘700 è invece il dipinto pomponio trionfatore di giambettino cignaroli. la loggia del consiglio attualmente è sede delle riunioni del consiglio provinciale e di manifestazioni culturali.
sull arco che unisce la loggia alla casa della pietà (ricostruita nel 1490 su residenze di origine scaligera) si trova la statua di girolamo fracastoro (grande medico poeta e astronomo veronese) scolpita nel 1559 da danese cattaneo.
- la domus nova o palazzo dei giudici chiude infine la piazza. citata nei documenti già nella metà del xii sec. fu sede prima del podestà e dei consigli minori poi (dal xv sec.) abitazione dei giudici veneziani. gran parte del palazzo crollò nel 1511 ma venne ricostruito solo più di un secolo dopo.
torre dei lamberti
piazza dei signori – cortile del mercato vecchio
tel. 045.8032726
www.comune.verona.it/cultura/collezioni.htm
orari d apertura
da martedì a domenica ore 9.30 – 19.30
il lunedì 13.45 – 19.30
durante il periodo estivo è possibile acquistare un biglietto cumulativo per la visita alla torre e per l area interna del recinto delle arche scaligere.
scavi archeologici dei palazzi scaligeri
verso la fine degli anni 70 il comune di verona iniziò i lavori di restauro del complesso del palazzo del capitanio in piazza dei signori. gli scavi eseguiti in questa occasione hanno portato alla luce numerosi resti archeologici romani e medievali ora lasciati in vista. l area interessata è costituita dalla zona del cortile del palazzo di via dante e di una parte del palazzo del comune ed è una delle aree archeologiche urbane più estese del nord italia. in età romana la zona era occupata da case più volte ristrutturate fino al v sec. d.c. nel secolo successivo le abitazioni vennero abbandonate dopo un lungo periodo di decadenza urbana (come indicato dal progressivo impoverimento dei materiali edilizi utilizzato per le costruzioni successive al v sec.) e fino al x sec. l area fu adibita ad orto. dall xi sec. nella zona venne impiantato il cimitero della chiesa di s. maria antica abbandonato alla fine del xii sec. quando sull area ricominciano ad essere costruiti nuovi edifici. nel xiii sec. alberto i della scala si appropria di tutta l area e vi comincia a edificare i palazzi della famiglia scaligera. le tracce di queste differenti epoche sono state ritrovate durante le ricerche archeologiche.
l ingresso agli scavi è situato verso piazza viviani. scesa la scala il visitatore segue un percorso che non presenta un preciso ordine cronologico: le varie testimonianze sono state lasciate nel luogo di ritrovamento indipendentemente dall epoca cui appartengono.
i primi reperti che s incontrano sono due tombe che facevano parte del cimitero di s. maria antica intorno alla quale si sono trovate diverse tombe di vari nuclei familiari più volte riutilizzate. le due tombe lasciate in vista sono quelle più articolate; una presenta ancora la lastra calcarea di copertura.
in seguito si incontra il primo degli reperti dell epoca romana: un mosaico pavimentale con motivi geometrici e animali neri su sfondo bianco.
percorsa una cantina appartenente al palazzo di alberto i della scala (fine xiii sec.) si accede alle fondamenta di una casa-torre quadrata al centro delle quali si trovano i resti di un aula del iv sec. la cui funzione non è nota. nell abside dell aula si trova una tomba longobarda per due individui scavata nel vii sec. con alcuni oggetti di corredo. sul retro dell aula si trovano uno spazio lastricato ad essa contemporaneo e resti di altri edifici romani. si raggiunge quindi una casa romana il cui ambiente più grande forse un triclinio (sala da pranzo) è pavimentato a mosaico a motivi geometrici neri su sfondo bianco.
riattraversando l aula si arriva alla strada romana lastricata in calcare che corre sotto l attuale via dante. essa è corredata da una fognatura a volta in mattoni della metà del i sec. a.c. e ha mantenuto un ottimo stato conservativo.
sotto l ala orientale del palazzo del comune si possono osservare i resti di edifici pubblici romani inerenti il complesso del foro romano. fra essi un podio di calcare del i sec. d.c. (funzione sconosciuta) e le fondamenta di un edificio dell inizio del iii sec.
superate le cantine del palazzo soprastante si ritorna alla strada romana: appoggiato alla carreggiata si trova il lungo muro di facciata di case costruite a cavallo fra il v e il vi sec d.c. con elementi architettonici di reimpiego di costruzioni precedenti (lastre della stessa strada colonne e capitelli). la strada romana rimase in uso fino alla costruzione del palazzo del comune alla fine del xii sec. anche se venne progressivamente interrata (su un muro sono presenti soglie a tre livelli diversi a causa dell adeguamento all innalzamento della carreggiata).
nell ultima area di visita degli scavi si trova un esempio di muratura a fasce alternate di tufo e ciottoli tipica dell architettura veronese del xii sec.
nel 1996 il percorso archeologico è stato adibito dal comune di verona a spazio espositivo per iniziative di carattere fotografico. è così diventato sede del centro internazionale di fotografia degli scavi scaligeri nato per contribuire alla divulgazione allo studio e allo sviluppo dell arte fotografica.
scavi archeologici dei palazzi scaligeri
piazza dei signori
tel. 045.8007490
fax 045.8010729
e-mail: scaviscaligeri@comune.verona.it
www.comune.verona.it/scaviscaligeri/index.htm
orari d apertura
da martedì a domenica ore 10-19
chiuso il lunedì.
arche scaligere
presso la chiesa di s. maria antica in una piazzola quasi appendice di piazza dei signori si possono ammirare le tombe monumentali degli scaligeri insigni monumenti dell arte gotica. in uno splendido recinto di ferro battuto con ricche decorazioni su cui spicca il motivo della scala (simbolo dei signori) sono racchiusi diversi sarcofagi posti a terra o su mensole (il primo ad essere sepolto qui sembra sia stato mastino i nel 1277) ma soprattutto le tre monumentali tombe marmoree a baldacchino di cangrande i di mastino ii e di cansignorio. alle tre arche maggiori sormontate da cuspidi recanti la statua equestre del defunto e circondate da numerosi elementi decorativi hanno lavorato numerosi artisti soprattutto lapidici veneti lombardi e toscani.
l arca di cangrande i pensile posta sopra il portale della chiesa è la prima delle tombe monumentali ad essere costruita opera del maestro di s. anastasia. il sarcofago è sostenuto da cani che recano gli stemmi scaligeri ed è protetto da un tabernacolo gotico; sul coperchio vi si trova la statua distesa di cangrande i mentre sulle facce si possono osservare degli altorilievi di soggetto religioso e dei bassorilievi che narrano le gesta militare del signore; sulla sommità del baldacchino è collocata la statua equestre di cangrande i copia dell originale più volte restaurato e ora conservato al museo di castelvecchio insieme al corredo funerario recuperato quando l arca è stata aperta nel 1921.
l arca di mastino ii iniziata nel 1345 prima della morte del committente era originariamente dipinta e dorata. è cinta da una cancellata ai cui angoli si trovano quattro statue delle virtù. le facce dell urna presentano decorazioni scultoree con motivi religiosi e sul coperchio la statua di mastino ii distesa vegliata da angeli. il ricco baldacchino ad archi trilobati presenta sul frontone preziosi altorilievi con scene di storia sacra. sulla cuspide la statua equestre di mastino ii completamente chiusa nell armatura e in rigida posizione di comando.
l arca di cansignorio (1375) è la più ricca di decorazioni forse fin troppo elaborata. concepita su disegno di bonino da campione le sculture sono state realizzate da questo artista e da altre maestranze campionesi e locali. a base esagonale è cinta da una cancellata adorna di 6 statue di santi guerrieri; 6 colonne reggono il piano di marmo rosso su cui è appoggiato il sarcofago decorato con bassorilievi con storie tratte dai vangeli (alcune di queste decorazioni recano tracce di originarie colorazioni). anche il baldacchino ad archi polilobati si alza su 6 colonnine tortili riccamente decorate. nei timpani sono scolpite statue raffiguranti le virtù; tra i timpani in piccoli tabernacoli laterali sono collocate statue di angeli che reggono lo scudo degli scaligeri. la cuspide esagonale termina con un plinto con sculture di apostoli sopra cui si innalza la grande statua equestre di cansignorio.
tra le altre sepolture scaligere presenti nell area sono da ricordare il sarcofago di alberto i (1301) riccamente scolpito e l arca pensile di giovanni della scala (1359) opera di andriolo de santi precedentemente posta presso la chiesa di s. fermo maggiore.
arche scaligere
via arche scaligere
visitabili esternamente tutto l anno. da giugno a settembre è possibile visitare l area interna al recinto acquistando presso la torre dei lamberti un biglietto cumulabile per l ingresso sia alle arche che alla torre.
s. maria antica
nota per aver custodito le tombe della famiglia della scala la chiesa longobarda risale alla metà dell viii sec. ma venne pesantemente danneggiata dal terremoto del 1117 e ricostruita in forme romaniche (1185). durante i secoli subì pesanti rimaneggiamenti e nella seconda metà del xix sec. venne realizzato un restauro che intendeva ripristinare le originarie strutture vicine per tipologia a quelle della chiesa inferiore di s. fermo maggiore.
l interno della chiesa è a 3 navate concluse da altrettante piccole absidi senza transetto. nell abside sinistra è stato rinvenuto un ampio frammento di mosaico pavimentale con decorazione nera su sfondo bianco; i motivi rappresentati rendono il mosaico databile intorno al viii sec. (farebbe dunque parte della pavimentazione originaria).
casa di giulietta
l edificio risalente al xiii sec. fu a lungo proprietà della famiglia cappello il cui stemma è scolpito sull arco interno del cortile. l identificazione dei cappello con i capuleti ha dato origine alla convinzione che lì sorgesse la casa di giulietta eroina della tragedia di shakespeare (in realtà mai esistita). l aspetto attuale dell edificio deriva dal radicale restauro operato all inizio del xx sec. tesi a costruire l immagine di una dimora medievale ideale (di quella originale soprattutto degli interni non era rimasto quasi nulla).
l edificio presenta una bella facciata interna in mattoni a vista un portale in stile gotico finestre trilobate una balaustra che mette in comunicazione dall esterno i vari corpi della casa e ovviamente il famoso balcone.
all interno sono esposti arredi del xvi-xvii sec. affreschi relativi alle vicende di romeo e giulietta e ceramiche rinascimentali veronesi. le sale dell ultimo piano sono coperte da un soffitto ligneo trilobato con cassettoni dipinti d azzurro e stelle dorate.
nel cortile è collocata la statua in bronzo di giulietta di nereo costantini.
casa di giulietta
via cappello 23
tel. 045.8034303
orari d apertura
da martedì a domenica ore 9-19
il lunedì dalle 13.30 alle 19.30
porta dei leoni
posta sul cardo massimo della città romana è chiamata con questo nome dal xv sec. per la presenza nelle vicinanze di un sarcofago romano in pietra con due leoni (ora posto dietro al monumento di umberto i).
la porta era alta 13 metri (quanto le mura cittadine) aveva pianta quadrata e una corte interna doppi fornici sulle facciate e gallerie nei piani superiori. gli angoli del fronte esterno erano fiancheggiati da due torri poligonali di raccordo alle mura. sulle torri e sulle gallerie si aprivano numerose finestre.
nel i sec. a.c. venne costruita in tufo e mattoni; più tardi nel i sec. d.c. alle facciate di mattoni vennero addossati prospetti in pietra bianca locale che rispecchiavano le strutture architettoniche precedenti ma presentavano decorazioni più ricche.
ciò che rimane della porta dei leoni è murato in un palazzo del xiii sec. (più volte rimaneggiato). si tratta di metà della facciata interna della porta d età repubblicana con il successivo prospetto in pietra: un unico fornice inquadrato da un edicola sormontato da finestre centinate e riquadrate e più in alto da ciò che rimane di un esedra (forse all epoca adorna di statue) affiancata da colonnine tortili.
sotto via leoni sono venuti alla luce altri resti del monumento: parte del muro laterale (con l attacco alle mura cittadine) frammenti della pavimentazione della corte interna e i basamenti delle grandi torri (uno lasciato a cielo aperto l altro conservato nelle cantine di un edificio nei pressi).
s. fermo maggiore
la basilica una delle costruzioni religiose più significative di verona è composta da due edifici sovrapposti ma connessi. la chiesa inferiore fu eretta dai benedettini tra il 1065 e il 1143 sui resti di un antico sacello dedicato ai ss. fermo e rustico; la chiesa superiore coeva a quella inferiore fu riedificata in stile gotico nel xiv sec. ad opera dei francescani che erano subentrati ai monaci precedenti nel 1260.
la facciata gotica (ultimata nel 1350 circa) è divisa in due da una galleria d archetti in parte cieca. la parte inferiore è in tufo e appartiene all antica chiesa romanica; quella superiore presenta un rivestimento murario a fasce alternate di tufo e cotto su cui si aprono quattro strette e alte monofore trilobate sormontate da una trifora tra due loculi. il portale romanico alla sommità della scalinata ha profonda strombatura a cordoni multipli; nella lunetta è collocata una statua di s. francesco del xv sec. la porta bronzea di luciano minguzzi è moderna (1984-88). il bel portale laterale ad arco acuto e marmi policromi (1363) è decorato da sculture del xiv e xv sec. ed è preceduto da un ampio protiro del xv sec. spettacolare è il complesso absidale affacciato su un giardinetto nei pressi dell adige. le due absidi laterali semicircolari ornate da esili lesene sono romaniche; l abside centrale poligonale si innalza su base romanica ma presenta forme gotiche con contrafforti coronati da guglie e frontoni. il massiccio campanile a cuspide del xiii sec. presenta una cella campanaria con trifore e capitelli romanici.
l interno della chiesa superiore è ad un unica ampia navata a croce latina con altari laterali e cinque absidi ed è coperto da un prezioso soffitto ligneo carenato del 1314. le pareti e le cappelle sono ornate da numerosissimi elementi decorativi. notevole il ricco pulpito della fine del ‘300 in marmi policromi con cuspide in legno dipinto. numerose sono le opere pittoriche che vanno dal xiii sec. al xvii sec.; tra le altre: il frammento dell affresco con angeli musicanti di stefano da zevio vari dipinti di domenico brusasorci la pala maria e i santi di giovan francesco caroto l affresco della crocifissione attribuito a turone ma anche le opere di francesco torbido di battista del moro di lorenzo veneziano di liberale da verona e di alessandro turchi (l orbetto). le opere scultoree che arricchiscono l interno appartengono ai secoli xiii-xvi. sono presenti alcune sculture giovanili di michele sanmicheli e un altare che riprende la struttura dell arco trionfale sempre dello stesso autore. ma l opera più spettacolare è il monumento brenzoni (1427-39) capolavoro di scultura e pittura tardogotica. il sarcofago è sospeso sulla parete tramite un supporto di finte rocce ed è circondato da statue raffiguranti la resurrezione di cristo di nanni di bartolo. sullo sfondo del monumento il dipinto dell annunciazione di pisanello sopra cui si trovano gli affreschi di s. michele e s. raffaele sempre di pisanello.
dal transetto si passa al chiostro romanico (con frammenti scultorei di varie epoche) da cui si accede alla chiesa inferiore edificio romanico a croce latina con 3 navate sostenute da numerosi pilastri (con capitelli medievali); alle pareti e sui pilastri interessanti affreschi del xi-xiii sec. (altri staccati sono conservati al museo di castelvecchio).
l ingresso per visite turistiche è a pagamento. è possibile acquistare il biglietto per la visita alla singola chiesa o un biglietto cumulativo per le cinque chiese di s. zeno maggiore s. anastasia s. lorenzo s. fermo maggiore e il duomo (cattedrale di s. maria matricolare).
orari di visita: feriali ore 10-18; festivi ore 13-18 (le visite sono sospese durante le funzioni religiose).
per informazioni e prenotazione visite guidate
associazione “chiese vive”
corte s. elena – piazza duomo 35
tel./fax 045.592813
www.veronatuttintorno.it/chiesevive/
area archeologica del teatro romano
il complesso teatrale è costituito da edifici di epoche diverse inseriti in un suggestivo ambiente naturale collinare. in origine si estendeva con terrazzamenti successivi dalla riva dell adige alla sommità del colle ed era coronato da un tempio (non si è riusciti ad identificare la divinità alla quale era dedicato) i cui resti sono venuti alla luce nel 1851 quando gli austriaci cominciarono gli scavi per la ricostruzione di castel s. pietro.
il teatro romano è rimasto sepolto per molti secoli. costruito all inizio del i sec. d.c. (ma il perfetto allineamento con il reticolo urbano fa risalire la progettazione del complesso al i sec. a.c.) dal x sec. sulle sue rovine furono costruiti edifici religiosi e abitazioni che col tempo celarono completamente le strutture del teatro. di questi edifici è rimasta sull ala orientale della cavea la chiesa dei ss. siro e liberta che ha mantenuto parte della struttura originaria pur subendo varie modifiche nel xiv-xviii sec. (all interno sono conservati dipinti del xiv sec. e il sepolcro di giambettino cignaroli). nel xviii sec. uno scavo casuale portò alla luce frammenti di marmo facendo rinascere l interesse per il monumento. nel xix sec. andrea monga (ricco commerciante veronese) acquistò l intera area e intorno alla metà dell 800 vennero realizzati i primi scavi. nel 1904 il comune di verona entrò in possesso dell area e proseguì i lavori di ristrutturazione fino al completamento negli anni 70. dal 1948 il teatro è sede dell estate teatrale veronese stagione estiva di rappresentazioni teatrali (con una netta predominanza di opere shakespeariane e goldoniane) cui dal 1968 si è aggiunta anche la danza. dal 1985 è sede sempre all interno dell estate teatrale veronese del festival verona jazz.
il teatro è costituito dai resti dell edificio scenico dell orchestra della cavea di due ordini di gallerie e di 3 terrazze di raccordo con la sommità del colle.
l edificio scenico (di cui oggi si conservano solo i muri portanti in tufo) in origine era alto quanto l intera cavea ed era ornato da statue (ora conservate presso la portineria del teatro) e da ricche decorazioni architettoniche. sul frontescena si aprivano 3 porte e 2 parasceni d accesso al palcoscenico (entrambi ancora conservati quello orientale è utilizzato come ingresso del teatro). sotto il palcoscenico si trovava la fossa scenica di cui sono visibile elementi quadrangolari in pietra coi fori in cui scorrevano le corde che sollevavano e abbassavano il sipario. davanti al palcoscenico si trova il piano semicircolare dell orchestra (nel teatro romano spazio destinato ai seggi dei personaggi importanti della vita pubblica) con resti di pavimentazione in marmi colorati e disegni a motivi geometrici; in prossimità della cavea è rimasto il fossato per il deflusso delle acque piovane (il teatro era scoperto).la cavea è in calcare bianco della valpolicella. non era completamente appoggiata alla collina e quindi vennero costruiti dei muri radiali di sostegno i cui resti sono ancora visibili. la cavea era isolata dal pendio del colle da una profonda intercapedine che la proteggeva dalle infiltrazioni d acqua e dall umidità (uno scorcio dell intercapedine è visibile da una delle sale del museo archeologico). della cavea è stato ricostituito solo una parte del settore occidentale. sulla sommità delle gradinate si trovano l ambulacro coperto e i resti di una sovrastante galleria. le due gallerie sono coronate da una loggetta ad archetti. vi si accede attraverso una scalinata su cui si può ammirare un arco ionico ornato da tori. la loggetta è stata ricostruita nel 1912; gli archetti che riportano incisi i nomi delle famiglie abbienti della verona romana probabilmente provengono dalla fronte della galleria sottostante. dalla loggia (con l ascensore) si accede al museo archeologico. oltre alla cavea il complesso monumentale è completato da tre terrazze in origine lunghe 124 metri (ora inaccessibili). la prima grande terrazza la più spaziosa è in gran parte occupata dalle strutture dell ex convento di s. girolamo (sede del museo) e conserva i resti di un ninfeo (finta grotta ornamentale) scavati nella parete di tufo all estremità occidentale.
a lato del complesso teatrale sono visibili i resti dell odeon raccordato al teatro. costruito probabilmente insieme al complesso in età romana era usato per spettacoli musicali e poetici; presentava la struttura tipica dei teatri romani ma con dimensioni ridotte e spesso coperto. rimangono solo alcune tracce della facciata.
museo archeoligico
dalla loggia ricostruita del teatro romano si accede (con l ascensore) al museo ospitato dal 1924 nell ex convento di s. girolamo.
nella sala espositiva presso l ascensore sono esposte alcune sculture di marmo del i sec. d.c. mosaici del ii e iii sec. d.c. e nelle vetrine terrecotte dal periodo greco (alcune del v sec. a.c.) al periodo romano. lungo il corridoio che congiunge la sala al refettorio sono esposti ritratti marmorei.
sul corridoio si aprono 3 celle conventuali. nelle prime 2 sono esposti numerosi bronzetti etruschi italici ellenistici e romani; notevoli l erma femminile bifronte del ii sec. d.c. e i bronzi del sileno banchettante e della suonatrice di crotali (raffigurati semisdraiati) della prima metà del v sec. a.c. nell ultima cella sono esposti oggetti dell età imperiale romana usati per le attività domestiche e nelle onoranze funebri: molti recipienti di vetro soffiato di vari colori vasi di ceramica e di bronzo e lucerne in terracotta e in bronzo.
nel refettorio (sulle pareti resti di un affresco attribuito a giovan francesco caroto) sono conservate sculture di marmo per lo più di provenienza veronese. tra le altre una copia romana di statua femminile greca seduta del ii sec. d.c. rinvenuta in piazza duomo come le due notevoli figure femminili di grandi dimensioni e riccamente drappeggiate. sul pavimento del refettorio è stato inserito un mosaico policromo della fine del iii sec. d.c. rinvenuto a verona con motivi animali vegetali e legati al culto dionisiaco.
nel chiostro sono collocate iscrizioni funerarie romane in gran parte di provenienza veronese e databili intorno alla prima età imperiale (i-iii sec. d.c.).
nella cappella di s. girolamo si trovano affreschi del xv e xvi sec. fra cui un annunciazione di giovan francesco caroto; il soffitto dell inizio del xiv sec. è costituito da pannelli di legno dipinti a motivi vegetali alternati a scudi e rosoni.
in un ambiente a lato della scala che conduce alla sala inferiore sono esposti un crocifisso ligneo del tardo xv sec. e le iscrizioni dedicate alle matrone divinità celtiche venerate anche nel periodo romano.
infine nella sala inferiore sono esposti elementi decorativi di palazzi veronesi d età imperiale e altari e statue dedicate alle divinità romane venerate a verona. nel pavimento è inserito un mosaico (proveniente da una villa romana in piazza bra) databile fra il ii e il iii sec. d.c. con motivi legati al culto dionisiaco. da un apertura nel pavimento della sala è possibile vedere parte della grandiosa intercapedine praticata dai romani per isolare il teatro dalle infiltrazioni.
teatro romano e museo archeologico
rigaste redentore 2
tel. 045.8000360
fax 045.8010387
orari d apertura: da martedì a domenica ore 9-19
il lunedì dalle 13.45 alle 19.30
ponte pietra
costruito a cavallo dell adige dove fin dalla preistoria esisteva un guado tra il colle di s. pietro e la pianura la mancanza dell allineamento con il reticolo viario urbano romano ha fatto pensare ad una realizzazione del ponte precedente all 89 a.c. nei secoli ha subito numerosi crolli ricostruzioni e restauri. gli interventi più importanti furono: quello del ii sec. d.c. che portò all inserimento di blocchi di marmo; quello del 1298 che lo dotò delle torri in testa al ponte (una distrutta nel 1801); quello del 1520 di fra giocondo; quello del 1957-59 quando il ponte venne completamente ricostruito per anastilosi perché i tedeschi in ritirata nel 1945 l avevano fatto esplodere. i blocchi di pietra e i mattoni proiettati nel letto del fiume dall esplosione furono recuperati ordinati e numerati consentendone il reimpiego nella ricostruzione.
il ponte attuale è a 5 arcate. le prime due a sinistra sono romane in grossi blocchi di calcare bianco locale; nella pila fra le due arcate è visibile una delle finestrelle (in origine una su ogni pila) che assicuravano un efficace sfogo alla corrente del fiume in piena. nell arco della seconda arcata è visibile una figura scultorea maschile del ii o iii sec. d.c. l arcata destra con la rimanente torre di testa risale al rifacimento in mattoni del 1298 voluto da alberto i della scala. le due arcate al centro risalgono probabilmente alla ricostruzione del 1520.
palazzo e giardino giusti (privato)
sul retro del cinquecentesco palazzo giusti costruito con un classico impianto a u (in facciata frammenti di decorazione pittorica) si accede a un incantevole giardino la cui parte più antica risulta concepita già nella seconda metà del xv sec. nel tempo il giardino ha subito numerose trasformazioni fino all ultimo restauro del 1930 che ne ha ripristinato parte dell assetto rinascimentale.
aiuole statue scalinate e grotte artificiali sono disposte lungo il viale di cipressi che porta ai progressivi terrazzamenti. man mano che si sale il declivio la sistemazione architettonica della vegetazione cede il passo ad un assetto più naturale di alberi e cespugli. di rilievo all interno del giardino: l unica collezione epigrafica latina privata esistente ancora a verona; un famoso labirinto di siepi di bosso uno dei rari esempi in veneto disegnato nel 1786 su un precedente labirinto cinquecentesco; una bella statua femminile di alessandro vittoria nella sezione occidentale del parterre; le serre per gli agrumi addossate al tratto superstite delle mura comunali del xii sec. con statue di bernardino ridolfi (genero di falconetto e stretto collaboratore del palladio) cui si deve probabilmente anche il mascherone che sormonta il giardino; la grotta artificiale scavata nel tufo con arco d ingresso incorniciato da colonne trabeazione e timpano (che le danno l aspetto di un tempietto) in origine rivestita di conchiglie coralli madreperle e mosaici e dotata di giochi d acqua. dal belvedere si gode uno dei più bei panorami sulla città e si ha un bel colpo d occhio sul giardino nella sua interezza.
giardino di palazzo giusti
via giardino giusti 2
tel./fax 045.8034029
orari d apertura:
in inverno dalle 9 al tramonto
in estate dalle 9 alle 20
tutti i giorni dell anno (escluso natale)
chiesa di santa maria in organo
affacciata su un canale del fiume (oggi interrato) fino all 800 la chiesa e la piazzetta antistante costituivano un angolo caratteristico della città. anche il monastero benedettino a più chiostri con lo xenodochio (ospizio per pellegrini) annesso ha perso le sue caratteristiche ed è in parte adibito a sede di altre istituzioni. la chiesa fu costruita in età longobarda ma venne distrutta e ricostruita dopo il terremoto del 1117 e poi di nuovo rifatta nelle forme attuali a partire dal 1481 dagli olivetani.
la facciata romanico-gotica fu rivestita da un prospetto in marmo bianco nella parte inferiore (tre arcate con portale del 1592) da michele sanmicheli. la parte superiore della facciata mantiene il rivestimento in cotto e tufo con decorazione ad archetti. sul fianco destro della chiesa si erge il campanile ritenuto opera di fra giovanni da verona (monaco olivetano molto attivo all interno della chiesa come intarsiatore) ma terminato nel 1533.
l interno a croce latina a 3 navate con transetto e presbiterio rialzati conserva una ricca decorazione pittorica. sono infatti presenti opere di girolamo savoldo di nicolò giolfino di giovan francesco e francesco caroto di domenico e francesco morone di antonio balestra di paolo farinati di francesco torbido di girolamo mocetto di paolo cavazzola del guercino di domenico brusasorci di alessandro turchi (l orbetto).
di grandissimo interesse le tarsie di fra giovanni da verona nel coro ligneo e sugli armadi della sagrestia nonché il leggio e il candelabro intagliati.
sotto il presbiterio si trova la cripta costruzione preromanica con colonne e capitelli del viii sec. vi sono conservate opere di domenico brusasorci luca giordano francesco morone antonio balestra e la popolare “muletta“ preziosa scultura lignea del xiv sec. raffigurante gesù che entra a gerusalemme a cavallo di una mula; da qui il nome dato alla statua che ogni anno veniva portata in processione per le vie cittadine in occasione della messa delle palme.
castel s. pietro
edificato alla fine del ‘300 (durante il breve periodo del dominio visconteo) e unito nel 1450 al sistema di mura medievali nel 1801 le truppe napoleoniche ne cominciarono la demolizione portata a termine dagli austriaci che vi costruirono una caserma fortificata (1854). resti del castello visconteo e delle mura medievali sono ancora visibili. a dispetto del degrado dell edificio dalla terrazza antistante il castello (che sovrasta l area archeologica del teatro romano di cui era in origine l ultimo terrazzamento) si può godere di un panorama incomparabile sulla città.
chiesa di san giovanni in valle
bel complesso romanico di originaria fondazione altomedievale (ix sec.) fu ricostruito nel 1120 dopo il terremoto.
la facciata in tufo del 1300 circa presenta un portale e un protiro pensile appoggiato a colonnine di marmo rosso con affresco attribuito a stefano da zevio. sulla destra della facciata si possono vedere le ali superstiti del chiostro (con archi a tutto sesto e colonnine binate in marmo rosso) e il campanile con la parte inferiore romanica e quella superiore del xvi sec. notevoli sono le absidi romaniche con decorazioni scultoree a motivi vegetali e scene di caccia; si differenzia un po l abside settentrionale con rivestimento a fasce alternate di tufo e cotto e lesene con capitelli corinzi (il più bello presenta leoni con le zampe appoggiate alle foglie d acanto). attigua alla chiesa la canonica mostra resti della struttura del xii sec. uno dei pochi esempi di architettura civile romanica rimasti.
l interno della chiesa è a 3 navate divise da pilastri alternate a colonne di marmo rosso con capitelli corinzi. la chiesa era interamente affrescata con dipinti dal xii al xv sec. di cui però rimangono solo frammenti. la cripta risale al v-vi sec. e fu costruita su un antica necropoli precedente. divisa in 3 navate la parte anteriore è d epoca post carolingia quella posteriore più antica conserva due sarcofagi romani in marmo greco. sul muro sinistro si trova il sarcofago paleocristiano la cosiddetta arca dei ss. simone e giuda (seconda metà del iv sec.) scolpito con scene del vangelo episodi dell antico testamento e sul coperchio le figure dei due apostoli (aggiunte nel 1395). sul muro di destra è appoggiato il sarcofago pagano del iii sec. d.c. dedicato a una coppia di sposi raffigurati al centro di una conchiglia sotto cui è scolpita una scena agreste. agli angoli due figure romane (forse filosofi) cui è stato troncato il braccio in epoca medievale per adattarli alle figure dei ss. pietro e paolo. anche gran parte della cripta era affrescata ma i dipinti sono molto rovinati. rimangono mal conservati affreschi della scuola dell altichiero e decorazioni pittoriche del xiv sec.
museo africano (privato)
esposizione permanente allestita dai padri comboniani è stato fondato nel 1938 con lo scopo di valorizzare le realtà culturali delle popolazioni africane presso cui vivono i missionari. sono presenti pannelli descrittivi che ripercorrono le vicende storiche africane una vastissima raccolta di oggetti etnografici (soprattutto strumenti musicali giochi e suppellettili) provenienti da egitto sudan congo togo burkina faso e altri stati africani e una biblioteca specializzata molto fornita. nel 1996 una radicale ristrutturazione ha permesso di riqualificare la funzione del museo attraverso l introduzione di nuove tecniche multimediali. ora accanto alla funzione etnografica il museo ha assunto il ruolo di centro di dialogo interculturale per l educazione allo scambio con le culture e le tradizioni dei popoli dei paesi del sud del mondo. periodicamente è sede di mostre temporanee a tema.
museo africano
vicolo pozzo 1
tel. 045.596238
fax 045.8001737
e-mail: museo.africano@comboniani.org – www.comboniani.org/museo
orari d apertura
giorni feriali ore 9-12 e 15-18
domenica e festivi ore 15-19
chiuso il lunedì
chiesa di san tommaso
la chiesa ha avuto una storia decisamente travagliata. in epoca romana qui si trovava la necropoli principale su cui venne eretta più tardi una chiesetta paleocristiana. nel xi a fianco di questa venne costruita una nuova chiesa dai carmelitani che nel 1316 venne dedicata a s. tommaso cantauriense. le due chiese continuarono ad esistere una accanto all altra fino a quando nel 1484 si decise di unificare i due edifici. il nuovo tempio fu consacrato nel 1504. dal 1796 al 1867 le strutture religiose del complesso di s. tommaso vennero chiuse e riaperte al culto a più riprese. nel 1882 infine subì anche gli effetti della disastrosa piena dell adige.
la chiesa presenta caratteristiche dell edilizia romanica e di quella neogotica. sulla facciata in mattoni incompiuta si apre un portale gotico in marmo (1493) con decorazioni vegetali e statue di santi guerrieri un rosone del 1518 e due bifore in stile gotico.
l interno a croce latina a navata unica fu ristrutturato intorno alla metà del xvi sec. da michele sanmicheli che è sepolto qui in una tomba in stile neoclassico (1884). lungo le pareti sono disposte delle cappelle rinascimentali con grandi altari barocchi. si possono osservare inoltre opere di alessandro turchi (l orbetto) antonio balestra girolamo dai libri felice brusasorci paolo farinati e francesco torbido. da ricordare anche il grande organo barocco su cui suonò il tredicenne mozart.
chiesa di san procolo
è dedicata al quarto vescovo di verona (310-330 d.c.). di fondazione paleocristiana (v o vi sec. d.c.) costruita all interno di una vasta necropoli romana e cristiana è stata riedificata nel xii sec e ristrutturata internamente nel xvi sec. un restauro del 1985-88 ha portato alla luce varie testimonianze archeologiche.
la facciata a capanna presenta 2 bifore un protiro pensile (il cui arco è decorato da affreschi del xiv sec.) e un finestrone ottagonale del xviii sec.
all interno sono conservate opere di antonio badile e giambettino cignaroli. dalla scalinata centrale si scende alla cripta di cui la chiesa fu dotata fin dalla prima metà del xi sec. a metà scalinata si possono osservare i resti della chiesa paleocristiana e della necropoli (tombe e lastre calcaree fondamenta in ciottoli fluviali e malta un sarcofago romano in piombo un iscrizione e un fregio romani). la cripta è a tre navate appoggiate su 6 colonne e su 12 lesene addossate ai muri perimetrali coronate da capitelli di reimpiego di varie epoche. i più antichi del viii sec. sono rielaborazioni del capitello corinzio; gli altri del ix e x sec. presentano elementi decorativi geometrici zoomorfi e vegetali. il recente restauro ha portato alla luce elementi decorativi murari e sono emersi affreschi del xii xiii e xiv sec.
s. zeno maggiore
capolavoro del romanico in italia fu fondata da re pipino (o secondo alcuni rifondata) tra l viii e il ix sec. sulla tomba del patrono di verona attorno al quale si era sviluppato un culto con radici antiche (v sec.). le attuali strutture romaniche sono dovute principalmente alle modifiche attuate nel xii sec. dopo il terremoto del 1117. solo l abside rifatto alla fine del xiv sec. presenta forme gotiche.
la facciata in tufo è attraversata da una galleria di bifore in marmo rosso. al centro si apre la ruota della fortuna grande rosone dell inizio del xiii sec. di brioloto decorato da 6 statue che raffigurano le alterne vicende umane. la parte centrale della facciata è caratterizzata anche dal portale con protiro del maestro nicolò (e aiuti 1138). il protiro è sostenuto da due leoni. l arco è decorato con motivi animali e vegetali con sculture di santi e raffigurazioni dei mesi (sui lati). nella lunetta è scolpito s. zeno e (alla base) alcuni miracoli del santo; queste sculture conservano ancora ampie tracce di una antica policromia. il portale della basilica è un esempio fondamentale di scultura romanica; ogni battente ligneo è decorato da 24 formelle di bronzo a rilievo. a sinistra ci sono le storie del nuovo testamento e un mascherone a destra 18 storie dell antico testamento 4 storie di s. zeno un s. michele e un altro mascherone. altre formelle più piccole ricoprono gli stipiti interni dei battenti e presentano figure di re incoronati virtù santi e uno scultore al lavoro. ai lati del protiro si trovano rilievi in pietra: a sinistra le storie della genesi del maestro guglielmo (xii sec.) e la raffigurazione della leggenda teodorico attirato all inferno di artista ignoto; a destra scene di vita di gesù del maestro nicolò e raffigurazioni di duelli fra guerrieri anche queste di autore ignoto. le pareti laterali della basilica e l abside presentano il tipico rivestimento veronese di fasce alternate di tufo e cotto.
l interno è a croce latina a 3 navate divise da pilastri cruciformi alternati a colonne con capitelli a motivi zoomorfi e capitelli corinzi provenienti da edifici romani. il soffitto ligneo carenato è della fine del ‘300. la chiesa è ricca di opere d arte: vi si trovano opere pittoriche dal xiii al xvi sec. e opere scultoree del xii xiii e xiv sec. da ricordare: la croce stazionale della metà del ‘300 attribuita a lorenzo veneziano; il battistero ottagonale di marmo del xiii sec. attribuito a brioloto; la coppa di porfido (oltre 2 metri di diametro) che doveva appartenere ad un edificio termale della verona romana; la pala madonna e santi di francesco torbido; l enorme affresco s. cristoforo uno dei più antichi (risale alla fine del xiii sec.); all altare maggiore il sarcofago dei ss. lupicino lucillo e crescenziano (vescovi veronesi) con decorazioni scultoree raffiguranti scene del vangelo di un maestro anonimo del xii sec.; il dipinto della crocifissione della scuola di altichiero (fine ‘300); la statua in marmo rosso di san zen che ride di autore veronese del xiii sec. (reca ampie tracce della colorazione originaria).
l opera più importante conservata in s. zeno è il trittico di andrea mantegna (1457-1459) capolavoro della pittura rinascimentale dell italia settentrionale. il trittico ha come soggetto la madonna con bambino e santi; portato via dai francesi nel 1797 fu recuperato più tardi ad eccezione dei dipinti della predella (quelli attuali sono copie di paolo veronese).
la cripta è del xiii sec. presenta 7 arcate con fregi di adamino da s. giorgio (artista locale) appoggiate su capitelli e archivolti scolpiti della prima metà del xii sec. le pareti sono affrescate con dipinti del xiii e xiv sec.; una cancellata del ‘400 chiude l abside in cui è conservato il sarcofago con le reliquie di s. zeno.
sul lato destro della chiesa e non appoggiato a questa il campanile si innalza per 72 metri. iniziato nel 1045 ma restaurato già nel 1120 (dopo il terremoto del 1117) è stato ultimato nel 1173. al di sopra della zoccolatura presenta la caratteristica bicromia dovuta all utilizzo di fasce alternate di tufo e cotto. è diviso in piani da cornici ad archetti di tufo ed è coronato da un doppio ordine di trifore e da una cuspide con 4 pinnacoli angolari. sui fianchi sono inserite decorazioni scultore romane.
accanto alla basilica fin dall età carolingia era presente un monastero benedettino che divenne molto presto un centro catalizzatore molto forte tanto da far sviluppare nei pressi una piccola città (il cosiddetto borgo s. zeno). a partire dal x sec. presso il monastero soggiornarono abitualmente gli imperatori del sacro romano impero quando dovevano trattenersi a verona. il monastero (diventata abbazia) fu soppresso nel 1770 (dopo una lunga fase di decadenza iniziata con gli scaligeri) e in epoca napoleonica fu progressivamente demolito perché utilizzato come cava per materiale edilizio di reimpiego. dell antica abbazia rimangono solo il torrione e il chiostro.
il chiostro sul fianco sinistro della basilica fu costruito a cavallo fra il ‘200 e il ‘300; si tratta di un ampio quadrilatero romanico-gotico con colonnine binate e capitelli a foglie uncinate. uno dei muri (con filari in cotto a pietra alternati) è probabilmente altomedievale. sotto il portico sono presenti numerosi frammenti pittorici e scultorei e varie sepolture (fra cui quella dell abate giuseppe della scala citato da dante nel suo purgatorio).
il torrione che si eleva sul lato sinistro della piazza è una costruzione in cotto coronata da merlatura ghibellina. è stato eretto probabilmente in due momenti successivi tra il xii e il xiii sec. all interno sono conservati l affresco “omaggio dei popoli al potere imperiale“ del xiii sec. e frammenti di decorazioni trecentesche.
l ingresso per visite turistiche è a pagamento. è possibile acquistare il biglietto per la visita alla singola chiesa o un biglietto cumulativo per le cinque chiese di s. zeno maggiore s. anastasia s. lorenzo s. fermo maggiore e il duomo (cattedrale di s. maria matricolare).
orari di visita: feriali ore 10-18; festivi ore 13-18 (le visite sono sospese durante le funzioni religiose).
per informazioni e prenotazione visite guidate
associazione “chiese vive”
corte s. elena – piazza duomo 35
tel./fax 045.592813
www.veronatuttintorno.it/chiesevive/
s. bernardino
edificato fra il 1451 e il 1466 il complesso era costituito da vari ambienti organizzati intorno a due cortili ma ha subito danneggiamenti durante l ultima guerra.
un grande chiostro precede la facciata in stile gotico in cotto a vista ma con portale rinascimentale ornato di statue e rilievi con santi.
l interno della chiesa è insolito: la navata principale è affiancata da una navata minore che funge da raccordo per le numerose cappelle gentilizie costruite fin dal xv sec. e arricchite di un tale numero di opere d arte da far diventare la chiesa uno dei complessi storico-artistici più importanti di verona. all interno delle cappelle sono conservate opere di nicolò giolfino di domenico e francesco morone di antonio badile di francesco caroto di francesco benaglio di antonio balestra; sono presenti anche opere scultoree del xv e xvi sec. particolare rilevanza ha la cappella pellegrini costruita intorno alla metà del xvi sec. da michele sanmicheli: ha pianta circolare ed è a due ordini (quello superiore corinzio) con decorazioni a cassettoni nella cupola; la pala dell altare è di bernardino india.
nel convento si può visitare la sala morone un antica biblioteca costruita fra il 1494 e il 1503 decorata da un ciclo di affreschi a soggetto religioso opera di domenico e francesco morone (cui si deve il nome della sala).
arsenale
a causa del rilevante ruolo strategico militare di verona (collocazione geografica privilegiata all incrocio di fondamentali vie di comunicazione) tra il 1864 e il 1861 gli austriaci costruirono l arsenale dedicato a francesco giuseppe i opera di un più generale processo d adeguamento delle strutture militari urbane che doveva trasformare la città nella principale fortificazione permanente del lombardo-veneto (nello stesso periodo venne edificato castel s. pietro). anche dopo l annessione del veneto al regno d italia (1866) e fino all ultima guerra il complesso è stato utilizzato dalle autorità a scopo militare.
la costruzione situata su un vasto e verdeggiante tratto di pianura è costituita da nove edifici in stile illuminista separati da cortili strade e piazzali e circondati da un muro di cinta continuo e isolato. nel 1995 l arsenale è stato ceduto al comune di verona che intende trasformare l area in un parco pubblico.
ponte scaligero
di fronte al mastio di castelvecchio si trova il ponte scaligero sull adige attualmente adibito ad esclusivo camminamento pedonale. edificato nella seconda metà del xiv sec. la poderosa costruzione a 3 arcate disuguali è in cotto e presenta fortificazioni e merlature. fatto esplodere dai tedeschi in ritirata nell ultima guerra è stato ricostruito nel 1950 con le pietre e i mattoni originali recuperati sul fondo del fiume. vi sono tracce di reimpiego di materiale edilizio d epoca romana: una serie di capitelli corinzi murati nella prima pila verso castelvecchio (visibili solo se il fiume è in secca uno è stato estratto e posto sul camminamento) e un cippo funebre romano presso l imbocco verso l arsenale (trovato nelle fondamenta durante la ricostruzione del 45).
Luoghi d'attrazione
fiera di verona arena di verona ospedale borgo roma centro di verona
arena di verona
l arena di verona è un anfiteatro romano situato nel centro storico di verona icona della città veneta assieme alle figure di romeo e giulietta. si tratta del terzo anfiteatro romano per dimensioni in italia dopo quello di roma – il colosseo – e l anfiteatro capuano ed è sicuramente fra i meglio conservati.
durante il periodo estivo viene proposto il celeberrimo festival lirico e fanno tappa anche numerosi cantanti famosi. una manifestazione ormai consolidata nel calendario areniano è anche la serata finale del festivalbar proposta in due eventi in diretta tv dove si stabilisce il vincitore della manifestazione che gira l italia nel periodo estivo
il monumento – simbolo della città – deve il suo nome al toponimo latino che indica la sabbia che ne ricopriva la platea. è il terzo anfiteatro romano per dimensioni (dopo il colosseo e l anfiteatro di capua) giunto in buono stato conservativo fino ai giorni nostri. i romani lo costruirono nella prima metà del i sec. d.c. per ospitare gli spettacoli di cui erano particolarmente appassionati: i combattimenti fra gladiatori e le caccie agli animali feroci ed esotici. eretto all esterno delle mura cittadine (per poterlo rendere più facilmente raggiungibile dalle zone limitrofe e per tenere fuori dall abitato una possibile fonte di affollamento e violenze) l edificio è stato costruito mantenendo l orientamento dei suoi assi e dei sistemi di drenaggio delle acque rispetto al reticolo vario urbano dell epoca romana. l arena venne utilizzata per secoli come fonte di materiale edilizio di reimpiego nella costruzione di successivi edifici cittadini: questa è la causa principale della sua attuale incompletezza. a farne pesantemente le spese è stato l anello di cinta esterno già intaccato nel vi sec poi distrutto dal terremoto del xii sec. tale anello era costituito da un triplo ordine di arcate sovrapposte in stile architettonico tuscanico ed era fatto interamente di pietra calcarea della valpolicella bianca e rosata. lavorato a bugnato l altezza complessiva era di circa 31 metri. oggi del rivestimento esterno rimane solo una piccola porzione la cosiddetta “ala” di quattro campate. si conserva pressoché integro invece l anello interno a due ordini di 72 arcate in pietra che formano un ellisse di circa 140x110 metri. all interno dalla platea si alzano le gradinate con 44 serie di posti raggiungibili dai 64 “vomitatoria” disposti su quattro piani (cui s accedeva tramite un sistema complesso di scale). la cavea e la platea sono state restaurate in epoca moderna. sotto il monumento sono state ritrovate tracce di un complesso sistema di impianti idraulici per mezzo dei quali si introduceva l acqua per i giochi acquatici e si provvedeva alla pulizia dell anfiteatro. della ricca decorazione scultorea di cui sicuramente era dotato l edificio rimane poco. i reperti più importanti sono conservati al museo civico archeologico. l arena fu sempre utilizzata per manifestazioni spettacolari. dopo i giochi del periodo romano nel medioevo e fino a metà del xviii sec. vi si tenevano giostre e tornei. dal 1913 l arena è diventata sede del più importante teatro lirico all aperto del mondo con la possibilità di offrire fino a 22.000 posti (in epoca romana si suppone si arrivasse a circa 30.000 posti). l enorme spazio del palcoscenico consente durante il periodo estivo l allestimento di una stagione lirica caratterizzata anche da rappresentazioni grandiose con particolare rilievo per le opere verdiane. fiore all occhiello della lirica all arena sono i colossali allestimenti per l aida.è una citta di impronta tipicamente romana nella sua pianta a scacchiera divisa in cardini e decumani che però le successive modifiche subite in età medioevale con splendide strutture romaniche e gotiche hanno nascosto ma non cancellato. verona nasce sugli argini dell adige nella pianura lessina in un punto strategico per il commercio con l europa settentrionale.
nessun monumento fra i molti che ingemmano la città di verona è forse altrettanto conosciuto come l anfiteatro romano più comunemente chiamato l arena oggi incastonato nel centro storico a fare da quinta alla piazza detta della bra ma un tempo quando i romani lo costruirono collocato ai margini dell urbe fuori della cerchia delle mura un po come adesso i moderni stadi il monumento non solo riassume in sé quasi venti secoli di storia locale ma è divenuto via via nel tempo anche il simbolo stesso della nobilitas civitatis facilmente riconducibile a quel culto della romanità che è sempre stato nella verona medioevale e umanistica sugli scudi.
«ora perciocché gli ornamenti delle città tra gli altri sono le origini di quelle se illustri e antiche sono la grandezza e la magnificenza de gli edifici e finalmente i nomi de gli huomini famosi e chiari non ha dubbio nessuno che la nostra città è stata di cose tali oltre tutte le altre città d italia copiosa et abbondevole come si può vedere parte per quelle cose che ancora restano in piedi parte per quelle che essendo in se stesse distrutte nelle storie però e nelle memorie de gli huomeni ancora rimangono vive». così scriveva nei primi decenni del ‘500 torello saraina nel suo de origine et amplitudine civitatis veronae dialogo da lui immaginato e forse anche realmente avvenuto con altri personaggi dell ambiente umanistico veronese tra cui quel giovanni caroto che la romanità di verona ebbe ad illustrare proprio per il saraina in un opera destinata a rimanere il massimo documento grafico del culto per le antichità di verona.
ma prima di procedere oltre tentiamo assai succintamente di fornire una carta di identità dell arena. il più solenne monumento di verona romana con vari ordini di gradinate e al centro un area o arena per gli spettacoli di gladiatori di combattimenti con belve od altre manifestazioni di carattere popolare è stato costruito con blocchi di marmo ben squadrati nel i secolo d.c. cioè tra la fine dell impero di augusto e quella dell impero di claudio. dei monumenti di tal genere è tra i meglio conservati. queste sono le misure che mostrano anzitutto la sua grandiosità: gli assi della platea misurano circa m. 73 quello maggiore e m. 43 quello minore; gli assi invece dell intero edificio corrispondono rispettivamente a m. 138 e a m. 109 senza l ala e a m. 152 e m. 123 compresa la cinta dell ala. il perimetro della platea attuale è di m. 391 ed includendovi l ala è di m. 435.
l anfiteatro è costituito da tre cinte concentriche: della prima esterna ci rimane solamente quella parte che è comunemente chiamata “ala”. questa cinta collegata come le altre alla seconda mediante anelli di volte a botte ha la base di circa m. 2 50 che al primo piano si restringe a m. 1 80 ed al secondo a m. 1 10. l altezza è di circa m. 30 ed in ogni piano vi sono 72 arcate. nell ala ve ne sono rimaste solo quattro per piano alte rispettivamente m. 7 m. 6 36 e m. 4 50. i gradini dell anfiteatro sono tutti in marmo veronese ed in media sono alti cm. 41 e larghi tra i cm. 63 e 71. le gradinate sono 45 e i vomitori (cioè le aperture per l entrata e l uscita degli spettatori) sono 64. da una gradinata all altra il passaggio è facilitato da scalette intervallate. sotto il piano della platea si trovano (ma ora non si possono visitare) gallerie anditi e passaggi che un tempo servivano in parte servono ancora per il complesso funzionamento dell anfiteatro.
un culto – quello dell arena – che ha radici remote in quell umanesimo carolingio il quale ha lasciato – circa mille anni fa -due significativi documenti – l uno grafico l altro letterario – della nobiltà di verona: l iconografia raterian a ed il ritmo dell anonimo pipiniano o versus de verona.
nobile precipuo memorabile grande è infatti definito l anfiteatro dal vescovo raterio in margine all iconografia che da lui prende il nome. edificio ben noto celebre particolare distinto da tutto il resto superiore famoso glorioso degno di essere raccontato grande alto di grosse proporzioni: «nobile precipuum memorabile grande theatrum»; e quindi costruito a decoro della città: «ad decus constructum sacra verona tuum» e assurto già a quei tempi a simbolo della grandezza e della fama di una città degna di ogni lode e destinata anche per emergenze urbanistiche di tale importanza a sfidare i secoli: «magna verona vale valeas per saecula semper et celebrent gentes nomen in orbe tuum».
analoghi sentimenti aveva espresso anche l autore del ritmo pipiniano pur contrapponendo la nobiltà della verona pagana alla quale aveva reso tuttavia doveroso omaggio alla nobiltà della verona cristiana. nel definire verona magnifica ed illustre (magna et preclara) la dice impaginata ordinatamente per quadrati (per quadrum […] compaginata) difesa da forti mura (murificata firmiter) nel cui circuito si elevano meglio rifulgono quarantotto torri di cui otto sono eccelse alte sopra le altre (quadraginta et octo turres fulget per circuitum ex quibus octo sunt excelse qui eminent omnibus). l autore del ritmo passa poi a descrivere le singole emergenze fra cui anzitutto l anfiteatro (altum laberintum) e poi il foro grande e pavimentato.
pure negli statuti del 1450 – su probabile suggerimento di silvestro lando – l arena viene definita “edificium memoriale et honorificum civitati”. e molto opportunamente ha osservato a tal proposito il franzoni per la prima volta un documento ufficiale uscito dalla cancelleria cittadina riconosceva all arena questi attributi che ci richiamano le espressioni contenute nell iconografia rateriana. e di lì a pochi anni un cancelliere del comune l umanista virgilio zavarise piangerà sull anfiteatro corroso dal tempo pensando come esso fosse ridotto a ricovero di donne di malaffare: “ragazze che con la loro attività rendevano immondi quei luoghi destinati ad onorare coloro che sono amanti del valore”. le meretrici furono in seguito allontanate.
la fama goduta dall anfiteatro nella coscienza civica dei veronesi porta così via via il monumento ad assumere sempre più il carattere di simbolo stesso dell antica nobiltà. di qui le cure per la sua conservazione ed i suoi restauri ancora celebrati anche e sempre in età umanistica dal tinto: «et percioché da alquanti anni in qua per molto honorata cura de magnifici decurioni et de clarissimi rettori della città si va rimettendo e restaurando potiamo sperare che seguendo que bei spiriti in questi signori et con nobilissima emulatione ne successori continuando habbino i nostri nipoti a vedere questa chiarissima mole per la maggior parte nei termini antichi con evidente demostratione della magnanimità de cittadini et augmento alla città di splendor megliore».
alto labirinto lo abbiamo visto definito il monumento dall lconografia rateriana: e alla leggenda del labirinto si rifà anche un racconto riportato nelle cronache dello zagata che narra come tra coloro che con enea scamparono all eccidio di troia e sbarcarono in italia «el venne una donna chiamata madonna verona et ella vedendo al paese essar bello et aconzo (= adatto) per ella si è edificato il labirinto che si chiama la rena. sì (= così) che per quello edificio andò poi crescendo la città e per ella fu chiamata verona».
sempre relativa all arena c è un altra leggenda riportata nella raccolta “leggende medioevali” da arturo graf: narra di un veronese che pur di sottrarsi alla pena di morte per un delitto commesso avrebbe dato qualsiasi compenso. gli fu richiesto di costruire in una notte un edificio per spettacoli che potesse contenere tutti gli abitanti di verona. egli allora promise la propria anima al maligno che eresse l arena rimasta però incompiuta (l ala) per il sopravvenire dell ave maria mattutina allorché i diavoli furono costretti ad inabissarsi.
altre leggende infine relative alla nascita dell arena vengono riportate – nel suo poema in ottave – da francesco corna da soncino allo spirare del ‘400: dopo aver accennato a una leggenda che ne faceva autori sette re dei quali però non dà altre notizie il corna accenna ad una seconda leggenda nella quale l arena appare edificata «da diatrico» cioè da teodorico il re amalo degli ostrogoti che per aver avuto fra le sue residenze italiane preferite proprio verona passò nella saga germanica con l epiteto di “dietrich von bern”. ancora il corna riferisce altra tradizione che attribuisce l erezione dell arena a un console romano il quale bandito dalla patria ossia da roma e rifugiatosi a verona dove si sarebbe arroccato tra monte e fiume cioè tra il colle di san pietro e l adige riuscì alla fine vincitore in una guerra civile su un esercito venutogli contro da roma; da lui le truppe vinte sarebbero state costrette ad erigere l arena ancora una volta chiamata labirinto.
un passo come questo – ricorda il sartori – non poteva mancare di suggerire a qualche più attento studioso un rapporto benché viziato da comprensibili travisamenti dovuti alla natura stessa di una trasmissione di notizie per il tramite di racconti popolari con una vicenda storica di età romana e più precisamente con quei drammatici eventi del 69 d.c. che videro verona fra le città in maggior grado coinvolte nella tragica guerra civile in cui nella pianura fra verona e cremona si contrapposero prima i seguaci di ottone e di vitellio poi quelli di vitellio e di vespasiano e donde scaturì il finale trionfo della dinastia flavia anche per il valido apporto militare di marco antonio primo e arrio varo.
in epoca scaligera l anfiteatro era stato ammirato anche da fazio degli uberti che – rifacendosi alla leggenda di teodorico – nel suo dittamondo così scriveva: “vidi l arena ch è in forma chome / a roma el colliseo benche chivi / diatrico [teodorico] ne porta fama e nome” e da moggio de moggi in un suo poemetto pervaso di retorica classicistica mentre un secolo più tardi poco più poco meno francesco corna da soncino nel suo fioretto dedicherà ancora come si è veduto parecchie ottave al monumento oltre ai numerosissimi versi intesi ad illustrare altre “vestigia” romane sparse per la città.
fra i molti usi per cui fu da subito impiegata l arena servì sempre e soprattutto per manifestazioni spettacolari. in epoca romana servì ad esempio per spettacoli di lotte fra gladiatori. un reziario alessandrino di nome generoso vi sostenne ventisette incontri. ai lati della sua iscrizione funebre sono scolpiti un tridente ed un pugnale le armi con cui combatteva. meno fortunato di lui il secutore edone sostenne soltanto otto incontri e morì a 26 anni. il gladiatore modenese gauco morì invece a 23 anni nel suo ottavo incontro: la moglie ed i suoi tifosi lo seppellirono nella necropoli di san zeno. il gladiatore pardon proveniente da dertona sposatosi a 21 anni morì a 27 nel suo undicesimo incontro.
nel medioevo e fino alla metà del settecento erano d uso in arena anche giostre e tornei. la prima menzione di una giostra avvenuta il 24 maggio 942 nell arena la si avrebbe da un documento – peraltro di contenuto abbastanza fantasioso – compilato da certo giacomo medico. esso narra che per onorare le nozze di panfilia figlia di galeotto de scacchi e sposa di galeotto nogarola si tenne nell anfiteatro una solenne giostra della quale furono giudici di campo i principi di padova di ferrara di ravenna e di mantova.
carlo de brosses il primo presidente del parlamento di digione che fu in arena nel luglio 1739 scriverà poi: «non so abituarmi alla modicità dei prezzi degli spettacoli. i primi posti costano 10 soldi; ma l italia ha talmente il gusto degli spettacoli che la quantità di persone che vi accorre compensa il basso prezzo. grazie a dio non si pena a trovare dei posti alla commedia di verona; essa si rappresenta nel bel mezzo dell anfiteatro e gli spettatori non hanno che da sedersi tutti allo scoperto sui gradini dell anfiteatro dove c è posto per trentamila persone».
ma sarà dal 1913 che l arena sarà finalmente scoperta per quello che adesso è conosciuto come il primo vero e più importante teatro lirico all aperto del mondo. l arena lirica di verona iniziata con la memorabile “aida” d allora (un idea nata dalle discussioni di rovato zenatello cusinati e fagiuoli) una lunga serie di stagioni musicali ha allineato una collana di successi meritando il titolo di “scala all aperto” e laureando via via cantanti e musicisti maria callas compresa. da allora l arena si è fatta veicolo delle musiche più celebri si è fatta eco degli acuti dei più grandi cantanti luogo d esecuzione dei più formidabili cori soprattutto verdiani.
era la sera – in quel lontano 1913 – del 10 agosto: sera magica anche per quel tanto di stelle che si apprestavano in quella stessa notte ad ardere e cadere. e magica era la rievocazione di un egitto esotico ricostruito abilmente anziché in riva al nilo in riva all adige con templi e palmizi che erano nati d incanto fra le pietre del bimillenario anfiteatro romano per mano di ettore fagiuoli architetto di grido attento anche al dato archeologico ma non insensibile a quel clima romantico cui lo stesso verdi ed i suoi librettisti si rifacevano. sul podio l indimenticabile tullio serafin a dirigere un orchestra messa insieme poche settimane prima eppure composta di validi “professionisti” e forse di ancor più validi “dilettanti”: tutt altro – stando almeno alle cronache – che un”‘armata brancaleone”. esecutori principali: ester mazzoleni gaudio mansueto carlo mangini ugo malfatti amerigo passuelo maria gai zenatello e giovanni zenatello quest ultimo anche in veste di promotore dell iniziativa intesa come commemorazione verdiana nel centenario della nascita del cigno di busseto.
possiamo ancor oggi immaginare quella prima recita seguita di anno in anno da numerosissime altre. passano davanti ai nostri occhi carrozze e diligenze uniformi militari ed abiti di gala artisti e personalità politiche nobili e popolani scrittori e critici; tutti a modo loro coinvolti nello spettacolo; tutti essi stessi parte di uno spettacolo che per la prima volta al mondo rappresentò all aperto ma col rigore del teatro chiuso un opera lirica; tutti protagonisti di un trionfo nel “trionfo” «consacrato – come scriveva in quella prima occasione il giornale cittadino l arena – dal delirante entusiasmo di una folla cosmopolita»; tutti celebratori de «la vittoria del tenore zenatello» e de «la sua ardita iniziativa».
una macchina – quella degli spettacoli lirici – consolidatasi in alcuni decenni con il prezioso apporto di tutti coloro che nel settore hanno operato ed operano per assicurare a questa quercia dapprima una crescita e quindi uno sviluppo con estensione di relativi verdeggianti rami. dal piccolo seme gettato in quei lontani giorni è nato l attuale ente autonomo spettacoli lirici arena di verona che con le sue rappresentazioni celebri in tutto il mondo attira folle di appassionati italiani e stranieri.
la storia di verona in breve
verona abitata dai galli divenne romana nell 89 a.c. e aumento la sua importanza e il suo splendore nei secoli successivi. i resti delle porte dei borsari e dei leoni segnano il tracciato delle mura del i secolo a.c. rifatte nel iii secolo d.c. dopo le invasioni barbariche.
la porta dei borsari venne eretta nel punto d ingresso alla città in via postumia; sono ancora visibili due archi in pietra bianca sormontanti da due gallerie con sei finestre ciascuna. si può ancora intravfedere traccia dell iscrizione che indicava la data della costruzione della seconda cerchia di mura. della porta dei leoni invece rimane soltanto la metà di destra con due cortine murarie.
nella parte meridionale della città venne costruito l anfiteatro alla fine del i secolo d.c. la famosissima arena di verona conserva nel punto detto “l ala“ la traccia dell anello a tre arcate in pietra bianca e rosa di verona. la grandiosa cavea interna sviluppata in 44 gradoni ad anelli concentrici divisi in 18 settori e sovrastata da un corridoio è il risultato di un restauro in età rinascimentale. l arena è il terzo anfiteatro romano per grandezza dopo il colosseo e quello di capua.
a ovest dell arena lungo il fiume l adige l arco dei gavi venne innalzato nel i secolo d.c. in onore della famiglia gavia: sono visibili ancora tre fornici con l apertura centrale maggiore delle due laterali inquadrata da un edicola con colonne corinzie.
più a settentrione il fiume adige è superato dal ponte della pietra le cui due prime arcate della strada che conduce verso il colle san pietro risalgono al i secolo a.c..
sulle pendici del colle san pietro in posizione panoramica si può ammirare il teatro romano del i secolo a.c. rivestito in marmo originario. è uno dei più bei teatri romani. nei pressi del teatro sorge il museo archeologico.
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